Il testo si propone di analizzare, sulla base di un’ampia documentazione d’archivio, due problemi di lungo periodo che continuarono a caratterizzare la storia della pianura di Rosìa e di Orgia in età medicea: una situazione idrografica strutturalmente fragile per mancanza di scolo naturale e dunque soggetta alle acque stagnanti che ostacolavano le attività agricole; un fattore “umano” che esercitava forti condizionamenti e riusciva con difficoltà (e a prezzo di continue spese) a garantire una corretta e condivisa manutenzione delle rete idraulica e dei terreni. Il saggio analizza le caratteristiche dell’economia agraria, il progressivo estinguersi dei diritti collettivi appartenenti alle comunità che alimentavano economie alternative di sussistenza, il prevalere sempre più incisivo – a partire dalla fine del XVI secolo - della grande proprietà nobiliare ed ecclesiastica. Figure come quella del conte Orso d’Elci, entrato in possesso nel 1627-33 dei 7/8 dei beni del distretto più depresso, il cosiddetto padule, determinarono un controllo delle acque sempre più particolaristico e conflittuale con gli altri grandi proprietari. Gli interessi divergenti e un intreccio complesso di competenze nella direzione dei lavori, nel ripartimento delle spese e nel godimento dei benefici, continuarono a determinare effetti deleteri sull’assetto più complessivo dei terreni, i quali, nonostante la loro fertilità, continuarono ad essere condizionati negativamente dalla presenza di acque stagnanti, di acquitrini e di pantani. Le cose iniziarono a cambiare solo durante il periodo lorenese quando gli interventi iniziarono ad essere decisi dall’alto e furono accompagnati da riforme degli assetti amministrativi e istituzionali che sovrintendevano alla gestione del territorio.

Zagli, A. (2014). La Piana di Rosìa nell'età medicea (secoli XVI-XVIII). MISCELLANEA STORICA DELLA VALDELSA, 326(1/ 2014), 59-82.

La Piana di Rosìa nell'età medicea (secoli XVI-XVIII)

ZAGLI, ANDREA
2014

Abstract

Il testo si propone di analizzare, sulla base di un’ampia documentazione d’archivio, due problemi di lungo periodo che continuarono a caratterizzare la storia della pianura di Rosìa e di Orgia in età medicea: una situazione idrografica strutturalmente fragile per mancanza di scolo naturale e dunque soggetta alle acque stagnanti che ostacolavano le attività agricole; un fattore “umano” che esercitava forti condizionamenti e riusciva con difficoltà (e a prezzo di continue spese) a garantire una corretta e condivisa manutenzione delle rete idraulica e dei terreni. Il saggio analizza le caratteristiche dell’economia agraria, il progressivo estinguersi dei diritti collettivi appartenenti alle comunità che alimentavano economie alternative di sussistenza, il prevalere sempre più incisivo – a partire dalla fine del XVI secolo - della grande proprietà nobiliare ed ecclesiastica. Figure come quella del conte Orso d’Elci, entrato in possesso nel 1627-33 dei 7/8 dei beni del distretto più depresso, il cosiddetto padule, determinarono un controllo delle acque sempre più particolaristico e conflittuale con gli altri grandi proprietari. Gli interessi divergenti e un intreccio complesso di competenze nella direzione dei lavori, nel ripartimento delle spese e nel godimento dei benefici, continuarono a determinare effetti deleteri sull’assetto più complessivo dei terreni, i quali, nonostante la loro fertilità, continuarono ad essere condizionati negativamente dalla presenza di acque stagnanti, di acquitrini e di pantani. Le cose iniziarono a cambiare solo durante il periodo lorenese quando gli interventi iniziarono ad essere decisi dall’alto e furono accompagnati da riforme degli assetti amministrativi e istituzionali che sovrintendevano alla gestione del territorio.
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