La fruizione del patrimonio culturale - qui viene preso in considerazione l’accesso ai musei e alle biblioteche pubbliche di lettura - rientra a pieno titolo tra le “pratiche di cittadinanza”. E quella culturale (o cognitiva) è una “cittadinanza” agibile solo in presenza di un adeguato livello di istruzione di base da parte dei singoli cittadini, oltre che della disponibilità da parte loro ad apprendere e ad autoeducarsi, della possibilità di accesso a reali opportunità formative disseminate lungo tutto il corso della vita, di istituzioni culturali (musei, parchi archeologici, pinacoteche, biblioteche, archivi, teatri, ecc.) capaci di assolvere pienamente le funzioni per le quali sono istituite. La pedagogia del patrimonio costituisce un’area di ricerca, particolarmente nel nostro Paese, ancora poco esplorata ma di grande interesse al fine di accrescere il consumo di cultura da parte di ampi settori della popolazione che ne sono esclusi e di elevarne la qualità. Ciò che, con riferimento agli adulti, essa si propone è l’individuazione degli ostacoli fisici, economici e soprattutto intellettuali che ancora impediscono a troppe persone di avvicinarsi ai beni culturali. L’articolo si interroga su come rimuovere le barriere, prevalentemente cognitive e psicologiche ma anche di altra natura, che tengono lontani molti cittadini dai “luoghi” della cultura e si sofferma su come incrementare, in un’ottica educativa, le chances che vanno loro offerte per rafforzare la capacità di soddisfare i propri bisogni formativi, incrementare costantemente la curiosità e le conoscenze di cui dispongono, cogliere il valore emancipativo del sapere legato alla fruizione del patrimonio culturale. Tale fruizione implica una premura particolare per la comunicazione, per la mediazione didattica e quindi anche per le professionalità educative che devono poter trovare spazio all’interno delle istituzioni che gestiscono i beni culturali e che si interfacciano con il “pubblico”. Rilevare i bisogni di formazione presenti in questo ambito e suggerire i percorsi più idonei per soddisfarli è compito, come emerge dalle conclusioni del contributo, di una pedagogia del patrimonio che sappia valorizzare tutte le potenzialità dell’apprendimento non formale in età adulta.

Angori, S. (2011). La fruizione del patrimonio culturale come elemento costitutivo della cittadinanza. PROSPETTIVA EP, XXXIV, 81-105.

La fruizione del patrimonio culturale come elemento costitutivo della cittadinanza

ANGORI, SERGIO
2011

Abstract

La fruizione del patrimonio culturale - qui viene preso in considerazione l’accesso ai musei e alle biblioteche pubbliche di lettura - rientra a pieno titolo tra le “pratiche di cittadinanza”. E quella culturale (o cognitiva) è una “cittadinanza” agibile solo in presenza di un adeguato livello di istruzione di base da parte dei singoli cittadini, oltre che della disponibilità da parte loro ad apprendere e ad autoeducarsi, della possibilità di accesso a reali opportunità formative disseminate lungo tutto il corso della vita, di istituzioni culturali (musei, parchi archeologici, pinacoteche, biblioteche, archivi, teatri, ecc.) capaci di assolvere pienamente le funzioni per le quali sono istituite. La pedagogia del patrimonio costituisce un’area di ricerca, particolarmente nel nostro Paese, ancora poco esplorata ma di grande interesse al fine di accrescere il consumo di cultura da parte di ampi settori della popolazione che ne sono esclusi e di elevarne la qualità. Ciò che, con riferimento agli adulti, essa si propone è l’individuazione degli ostacoli fisici, economici e soprattutto intellettuali che ancora impediscono a troppe persone di avvicinarsi ai beni culturali. L’articolo si interroga su come rimuovere le barriere, prevalentemente cognitive e psicologiche ma anche di altra natura, che tengono lontani molti cittadini dai “luoghi” della cultura e si sofferma su come incrementare, in un’ottica educativa, le chances che vanno loro offerte per rafforzare la capacità di soddisfare i propri bisogni formativi, incrementare costantemente la curiosità e le conoscenze di cui dispongono, cogliere il valore emancipativo del sapere legato alla fruizione del patrimonio culturale. Tale fruizione implica una premura particolare per la comunicazione, per la mediazione didattica e quindi anche per le professionalità educative che devono poter trovare spazio all’interno delle istituzioni che gestiscono i beni culturali e che si interfacciano con il “pubblico”. Rilevare i bisogni di formazione presenti in questo ambito e suggerire i percorsi più idonei per soddisfarli è compito, come emerge dalle conclusioni del contributo, di una pedagogia del patrimonio che sappia valorizzare tutte le potenzialità dell’apprendimento non formale in età adulta.
Angori, S. (2011). La fruizione del patrimonio culturale come elemento costitutivo della cittadinanza. PROSPETTIVA EP, XXXIV, 81-105.
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