Il contributo analizza il mito fin de siècle della Femme Fatale bizantina attraverso la figura dell'imperatrice Teodora incarnata da Sarah Bernhardt nella pièce Théodora di Victorien Sardou. Nella fortuna di questa pièce, alla quale assistettero anche il giovane Sigmund Freud e un giovanissimo Charles Diehl, si coglie la reciproca contaminazione Bisanzio/decadentismo e l’affermarsi, nella percezione dell’intero mondo bizantino, di alcuni stereotipi del mito della Femme Fatale decadente. Tra questi, un’inquietante declinazione emotiva e sensuale del potere e la sottomissione totale ad esso dell'uomo. Tratti simili, nella Cronografia di Michele Psello, vengono attribuiti a Zoe, porfirogenita Femme Fatale della dinastia macedone. Lontano dai prodotti immaginari della mitologia tardoromantica e dalle letture sessuofobiche e moralistiche di inizio Novecento, il potere femminile a Bisanzio fu in realtà, per ammissione degli stessi storici bizantini, incluso Psello, per nulla irrazionale e passionale, ma lucido quanto spregiudicato. This essay analyses the fin de siècle myth of the Byzantine Femme Fatale through the figure of the Empress Theodora, impersonated by Sarah Bernhardt in Victorien Sardou’s pièce Théodora. In the popularity of this pièce, attended by the young Sigmund Freud and even younger Charles Diehl, we can glean reciprocal contamination between Byzantium and decadentism, and the affirmation in the perception of the entire Byzantine world of certain stereotypes common to the myth of the decadent Femme Fatale. Among these: the complete submission of human beings to a disquieting, emotional, and sensual exercise of power. In Michael Psellos’ Chronographia, similar traits are attributed to Zoe, the porphyrogenita Femme Fatale of the Macedonian dynasty. Far from the imaginary productions of late Romantic mythology and the sex-phobic and moralistic readings of the early twentieth century, female power in Byzantium was a reality, according to historians of Byzantium, including Psellos: a kind of power not in the least irrational and excitable, but lucid and open-minded.

Ronchey, S. (2002). La Femme Fatale bizantina. For Professor Ihor Sevcenko on his 80th birthday. PALAEOSLAVICA, 10(II), 103-115.

La Femme Fatale bizantina. For Professor Ihor Sevcenko on his 80th birthday

RONCHEY, SILVIA
2002

Abstract

Il contributo analizza il mito fin de siècle della Femme Fatale bizantina attraverso la figura dell'imperatrice Teodora incarnata da Sarah Bernhardt nella pièce Théodora di Victorien Sardou. Nella fortuna di questa pièce, alla quale assistettero anche il giovane Sigmund Freud e un giovanissimo Charles Diehl, si coglie la reciproca contaminazione Bisanzio/decadentismo e l’affermarsi, nella percezione dell’intero mondo bizantino, di alcuni stereotipi del mito della Femme Fatale decadente. Tra questi, un’inquietante declinazione emotiva e sensuale del potere e la sottomissione totale ad esso dell'uomo. Tratti simili, nella Cronografia di Michele Psello, vengono attribuiti a Zoe, porfirogenita Femme Fatale della dinastia macedone. Lontano dai prodotti immaginari della mitologia tardoromantica e dalle letture sessuofobiche e moralistiche di inizio Novecento, il potere femminile a Bisanzio fu in realtà, per ammissione degli stessi storici bizantini, incluso Psello, per nulla irrazionale e passionale, ma lucido quanto spregiudicato. This essay analyses the fin de siècle myth of the Byzantine Femme Fatale through the figure of the Empress Theodora, impersonated by Sarah Bernhardt in Victorien Sardou’s pièce Théodora. In the popularity of this pièce, attended by the young Sigmund Freud and even younger Charles Diehl, we can glean reciprocal contamination between Byzantium and decadentism, and the affirmation in the perception of the entire Byzantine world of certain stereotypes common to the myth of the decadent Femme Fatale. Among these: the complete submission of human beings to a disquieting, emotional, and sensual exercise of power. In Michael Psellos’ Chronographia, similar traits are attributed to Zoe, the porphyrogenita Femme Fatale of the Macedonian dynasty. Far from the imaginary productions of late Romantic mythology and the sex-phobic and moralistic readings of the early twentieth century, female power in Byzantium was a reality, according to historians of Byzantium, including Psellos: a kind of power not in the least irrational and excitable, but lucid and open-minded.
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