Il periodo che va approssimativamente dalla seconda metà del XVIII secolo ai primi decenni del XIX secolo vide verificarsi in Italia un progressivo trasferimento di proprietà fondiaria dai grandi enti pubblici laici ed ecclesiastici nelle mani di privati. Questo processo, unitamente all’opera di trasformazione dello Stato avviata dal riformismo illuminato prima e dal periodo rivoluzionario e napoleonico successivamente, innescò uno dei processi di trasformazione della società italiana più importanti e ricchi di conseguenze. In questa prospettiva, per quanto riguarda il Granducato di Toscana, appariva interessante lo studio di un territorio come quello di Montevarchi nel quale si erano susseguite le massicce alienazioni del periodo leopoldino prima e di quello francese poi. Circa il 16 % della superficie complessiva della Comunità nel giro di mezzo secolo passò così dalle mani di enti laici ed ecclesiastici in mani private, percentuale che sale al 25 % dell’imponibile totale se si considera la massa d’estimo di Montevarchi. Si trattò dunque di un fenomeno di notevole rilevanza che incise in maniera durevole sull’assetto della società montevarchina del XIX secolo. Come dimostra il presente saggio - che ripercorre le vicende che portarono alla privatizzazione nel territorio di Montevarchi della fattoria della corona, della fattoria di S. Bonifazio e delle fattorie appartenenti ai conventi soppressi in età napoleonica - il processo di privatizzazione fondiaria e l’impulso dinamico impresso al mercato della terra, provocarono importanti fermenti di cambiamento nella società locale; il ceto di proprietari terrieri che esercitò per tutto il XIX secolo un’egemonia sostanziale sulle vicende politiche, culturali e amministrative di Montevarchi era scaturito in gran parte dai rivolgimenti economici e sociali avviati fin dalla seconda metà del XVIII secolo (che, a loro volta, furono accelerati da quei processi di redistribuzione fondiaria).

Zagli, A. (1987). La privatizzazione dei patrimoni di manomorta in Toscana fra '700 e '800: Montevarchi nel Valdarno superiore. RICERCHE STORICHE(2-3), 339-397.

La privatizzazione dei patrimoni di manomorta in Toscana fra '700 e '800: Montevarchi nel Valdarno superiore

ZAGLI, ANDREA
1987

Abstract

Il periodo che va approssimativamente dalla seconda metà del XVIII secolo ai primi decenni del XIX secolo vide verificarsi in Italia un progressivo trasferimento di proprietà fondiaria dai grandi enti pubblici laici ed ecclesiastici nelle mani di privati. Questo processo, unitamente all’opera di trasformazione dello Stato avviata dal riformismo illuminato prima e dal periodo rivoluzionario e napoleonico successivamente, innescò uno dei processi di trasformazione della società italiana più importanti e ricchi di conseguenze. In questa prospettiva, per quanto riguarda il Granducato di Toscana, appariva interessante lo studio di un territorio come quello di Montevarchi nel quale si erano susseguite le massicce alienazioni del periodo leopoldino prima e di quello francese poi. Circa il 16 % della superficie complessiva della Comunità nel giro di mezzo secolo passò così dalle mani di enti laici ed ecclesiastici in mani private, percentuale che sale al 25 % dell’imponibile totale se si considera la massa d’estimo di Montevarchi. Si trattò dunque di un fenomeno di notevole rilevanza che incise in maniera durevole sull’assetto della società montevarchina del XIX secolo. Come dimostra il presente saggio - che ripercorre le vicende che portarono alla privatizzazione nel territorio di Montevarchi della fattoria della corona, della fattoria di S. Bonifazio e delle fattorie appartenenti ai conventi soppressi in età napoleonica - il processo di privatizzazione fondiaria e l’impulso dinamico impresso al mercato della terra, provocarono importanti fermenti di cambiamento nella società locale; il ceto di proprietari terrieri che esercitò per tutto il XIX secolo un’egemonia sostanziale sulle vicende politiche, culturali e amministrative di Montevarchi era scaturito in gran parte dai rivolgimenti economici e sociali avviati fin dalla seconda metà del XVIII secolo (che, a loro volta, furono accelerati da quei processi di redistribuzione fondiaria).
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