L’analisi delle dinamiche evolutive di lungo andare degli intermediari finanziari non può prescindere dai vincoli macroeconomici di cui l’Italia dovette tenere conto nelle prime fasi di trasformazione strutturale tra Otto e Novecento. Le condizioni di quadro spiegano come si strutturasse il sistema e quali modelli le autorità centrali seguirono nella prospettiva di conseguire stabilità sistemica e soddisfacenti tassi di crescita del capitale e del reddito. L’alta instabilità connessa a un sistema di banca mista, inadeguatamente integrata con il mercato finanziario, indusse all’affermazione di un modello alternativo, realizzatosi per gradi come «sistema Beneduce», che ridisegnò i rapporti tra gli intermediari e le imprese. Negli anni di crescita della golden age il modello, inteso ad attutire gli shock esogeni e stabilizzare la formazione di capitale, perse progressivamente in coerenza. L’efficienza allocativa dell’intera struttura finanziaria si ridusse di conseguenza significativamente. Negli anni della stagflazione il deterioramento finanziario delle grandi imprese richiese un riassetto sostanziale della struttura finanziaria, ritenuta inadeguata a selezionare efficientemente attori e progetti di investimento. Negli ultimi decenni il ritorno alla banca universale, come effetto di una parziale convergenza istitu-zionale, non appare tuttavia accompagnarsi alla crescita sostenuta sperimentata in età giolittiana.

Piluso, G. (2011). Gli intermediari finanziari: evoluzione e rapporti con le imprese. ECONOMIA ITALIANA, 32(2), 343-389.

Gli intermediari finanziari: evoluzione e rapporti con le imprese

PILUSO, GIANDOMENICO
2011

Abstract

L’analisi delle dinamiche evolutive di lungo andare degli intermediari finanziari non può prescindere dai vincoli macroeconomici di cui l’Italia dovette tenere conto nelle prime fasi di trasformazione strutturale tra Otto e Novecento. Le condizioni di quadro spiegano come si strutturasse il sistema e quali modelli le autorità centrali seguirono nella prospettiva di conseguire stabilità sistemica e soddisfacenti tassi di crescita del capitale e del reddito. L’alta instabilità connessa a un sistema di banca mista, inadeguatamente integrata con il mercato finanziario, indusse all’affermazione di un modello alternativo, realizzatosi per gradi come «sistema Beneduce», che ridisegnò i rapporti tra gli intermediari e le imprese. Negli anni di crescita della golden age il modello, inteso ad attutire gli shock esogeni e stabilizzare la formazione di capitale, perse progressivamente in coerenza. L’efficienza allocativa dell’intera struttura finanziaria si ridusse di conseguenza significativamente. Negli anni della stagflazione il deterioramento finanziario delle grandi imprese richiese un riassetto sostanziale della struttura finanziaria, ritenuta inadeguata a selezionare efficientemente attori e progetti di investimento. Negli ultimi decenni il ritorno alla banca universale, come effetto di una parziale convergenza istitu-zionale, non appare tuttavia accompagnarsi alla crescita sostenuta sperimentata in età giolittiana.
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