Le caratteristiche e la funzionalità del “circuito monetario” o “dei capitali”, che fu parte qualificante del quadro della politica economica tra l’invasione dell’Etiopia e la fine del fascismo, hanno assunto grande spazio in letteratura nell’ultimo decennio. Gran parte della letteratura sostiene che il circuito “diretto” (mercato-Tesoro) abbia funzionato egregiamente sino al 1942-43, per subire poi una modificazione strutturale con il circuito “indiretto” (mercato-banche-Banca d’Italia-Tesoro). Tale interpretazione si basa su un’analisi empirica insoddisfacente, centrata sulla partizione tradizionale del debito del Tesoro tra patrimoniale e fluttuante, che non consente di individuare i circuiti che legano il settore privato (in senso stretto) al Tesoro e la base monetaria del Tesoro. L’analisi quantitativa che proponiamo è costruita sulla suddivisione, più attuale, del debito per settori creditori di contropartita e utilizzata la serie del debito elaborata di recente da G. Salvemini e V. Zamagni, con alcune nostre integrazioni. L’analisi qualifica meglio i momenti storici della “rottura” (il 1940 invece del 1943) e le caratteristiche del circuito dei capitali (sin dall’inizio su basi fortemente “indirette”). L’Appendice contiene un minimo di riflessioni sulle informazioni disponibili e su quelle concretamente utilizzate

DELLA TORRE, G. (2001). La finanza di guerra e il ‘circuito dei capitali’ in Italia, 1935–1943. Una valutazione quantitativa. RIVISTA DI STORIA ECONOMICA, 17(2), 173-200.

La finanza di guerra e il ‘circuito dei capitali’ in Italia, 1935–1943. Una valutazione quantitativa

DELLA TORRE, GIUSEPPE
2001

Abstract

Le caratteristiche e la funzionalità del “circuito monetario” o “dei capitali”, che fu parte qualificante del quadro della politica economica tra l’invasione dell’Etiopia e la fine del fascismo, hanno assunto grande spazio in letteratura nell’ultimo decennio. Gran parte della letteratura sostiene che il circuito “diretto” (mercato-Tesoro) abbia funzionato egregiamente sino al 1942-43, per subire poi una modificazione strutturale con il circuito “indiretto” (mercato-banche-Banca d’Italia-Tesoro). Tale interpretazione si basa su un’analisi empirica insoddisfacente, centrata sulla partizione tradizionale del debito del Tesoro tra patrimoniale e fluttuante, che non consente di individuare i circuiti che legano il settore privato (in senso stretto) al Tesoro e la base monetaria del Tesoro. L’analisi quantitativa che proponiamo è costruita sulla suddivisione, più attuale, del debito per settori creditori di contropartita e utilizzata la serie del debito elaborata di recente da G. Salvemini e V. Zamagni, con alcune nostre integrazioni. L’analisi qualifica meglio i momenti storici della “rottura” (il 1940 invece del 1943) e le caratteristiche del circuito dei capitali (sin dall’inizio su basi fortemente “indirette”). L’Appendice contiene un minimo di riflessioni sulle informazioni disponibili e su quelle concretamente utilizzate
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