La distinzione e la nascita del concetto di pragmatica si deve a Morris che nel 1938 propose quella che è la famosa triplice divisione tra sintassi, semantica e pragmatica definendo quest’ ultima come lo studio del “rapporto tra i segni e chi li usa”. Oggi il termine pragmatica comprende lo studio dell’uso del linguaggio e in particolare lo studio della comunicazione linguistica in rapporto alla struttura e al contesto dell’enunciazione. Nell’ambito dei processi involutivi senili l’instaurarsi di una progressiva compromissione delle funzioni cognitive superiori comporta un affievolimento dell’attenzione, della concentrazione, della memoria e delle capacità critiche e logiche tanto da ridurre le capacità funzionali, di comprensione e di comportamento del soggetto. Lo studio della pragmatica quindi, nel paziente con un processo involutivo senile iniziale, può rappresentare uno strumento fondamentale di valutazione del soggetto, in associazione all’analisi clinica e neuropsicologica. Rappresenta altresì uno strumento predittivo dell’evoluzione del quadro clinico in quanto rende possibile la valutazione ripetibile nel tempo senza falsi positivi, poiché non sono presenti fenomeni di apprendimento, delle alterazioni qualitative e quantitative del linguaggio nonché delle funzioni comunicative residue. Nell’ottica di individuare strumenti atti a porre una diagnosi precoce di involuzione senile e a verificare l’evoluzione nel tempo delle capacità relazionali e cognitive, nel nostro studio pilota ci proponiamo di: 1.Valutare i profili neuropsicologici e la pragmatica della comunicazione di pazienti con un processo involutivo senile iniziale. 2.Verificare se al termine di una terapia riabilitativa cognitiva mirata, il quadro clinico e gli aspetti della comunicazione del paziente mostrano un andamento migliorativo o conservativo. Dall’analisi dei dati emersi dal nostro studio emerge che la pragmatica del linguaggio è importante e sensibile ai primi segni di involuzione senile soprattutto per gli aspetti non verbali della comunicazione e la sequenza degli atti linguistici, in particolare l’alternanza dei ruoli nella conversazione (feedback fornito e ricevuto). La riabilitazione e il trattamento influenzano in maniera positiva le capacità linguistiche in quanto influenzano la possibilità di utilizzazione dello “strumento pragmatico” in particolare per ciò che attiene gli aspetti formali della comunicazione, in quanto il contenuto del linguaggio rimane pressoché invariato.

Galiberti, S., Cerfeda, L., Pacifico, C., Santucci, S., & Bonelli, G. (2007). La pragmatica del linguaggio nella riabilitazione del paziente con deficit cognitivi. Studio osservazionale pilota. STUDI E RICERCHE DEL DIPARTIMENTO DI SCIENZE NEUROLOGICHE E SCIENZE DEL COMPORTAMENTO, (SEZ. SCIENZE DEL COMPORTAMENTO) / UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI SIENA, FACOLTÀ DI MEDICINA E CHIRURGIA, 4, 185-192.

La pragmatica del linguaggio nella riabilitazione del paziente con deficit cognitivi. Studio osservazionale pilota.

BONELLI, GIOVANNI
2007

Abstract

La distinzione e la nascita del concetto di pragmatica si deve a Morris che nel 1938 propose quella che è la famosa triplice divisione tra sintassi, semantica e pragmatica definendo quest’ ultima come lo studio del “rapporto tra i segni e chi li usa”. Oggi il termine pragmatica comprende lo studio dell’uso del linguaggio e in particolare lo studio della comunicazione linguistica in rapporto alla struttura e al contesto dell’enunciazione. Nell’ambito dei processi involutivi senili l’instaurarsi di una progressiva compromissione delle funzioni cognitive superiori comporta un affievolimento dell’attenzione, della concentrazione, della memoria e delle capacità critiche e logiche tanto da ridurre le capacità funzionali, di comprensione e di comportamento del soggetto. Lo studio della pragmatica quindi, nel paziente con un processo involutivo senile iniziale, può rappresentare uno strumento fondamentale di valutazione del soggetto, in associazione all’analisi clinica e neuropsicologica. Rappresenta altresì uno strumento predittivo dell’evoluzione del quadro clinico in quanto rende possibile la valutazione ripetibile nel tempo senza falsi positivi, poiché non sono presenti fenomeni di apprendimento, delle alterazioni qualitative e quantitative del linguaggio nonché delle funzioni comunicative residue. Nell’ottica di individuare strumenti atti a porre una diagnosi precoce di involuzione senile e a verificare l’evoluzione nel tempo delle capacità relazionali e cognitive, nel nostro studio pilota ci proponiamo di: 1.Valutare i profili neuropsicologici e la pragmatica della comunicazione di pazienti con un processo involutivo senile iniziale. 2.Verificare se al termine di una terapia riabilitativa cognitiva mirata, il quadro clinico e gli aspetti della comunicazione del paziente mostrano un andamento migliorativo o conservativo. Dall’analisi dei dati emersi dal nostro studio emerge che la pragmatica del linguaggio è importante e sensibile ai primi segni di involuzione senile soprattutto per gli aspetti non verbali della comunicazione e la sequenza degli atti linguistici, in particolare l’alternanza dei ruoli nella conversazione (feedback fornito e ricevuto). La riabilitazione e il trattamento influenzano in maniera positiva le capacità linguistiche in quanto influenzano la possibilità di utilizzazione dello “strumento pragmatico” in particolare per ciò che attiene gli aspetti formali della comunicazione, in quanto il contenuto del linguaggio rimane pressoché invariato.
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