L'artrite reumatoide (AR) è una malattia autoimmunitaria cronica che colpisce la membrana sinoviale delle articolazioni. Per lo sviluppo di questa patologia sembra fondamentale la presenza di tre componenti e la loro interazione: predisposizione genetica, stimolo antigenico e sistema immunitario. Una volta che il sistema immunitario si è attivato gli anticorpi non riconoscono come parte del proprio corpo la membrana sinoviale inizia così il processo di autoaggressione e quello infiammatorio fino alla distruzione dell’intera struttura articolare e ha esordio la malattia. Non esiste una terapia valida per tutti. Gli obiettivi da perseguire nel trattare un paziente affetto da AR sono quelli di abolire o attenuare l’infiammazione articolare e la sintomatologia da essa prodotta, ma anche rallentare l’evoluzione e la progressione della malattia, preservare o recuperare la funzione articolare, prevenendo o correggendo le deformità che si sono instaurate. I farmaci biologici sono farmaci che hanno come bersaglio le citochine, principali mediatori della AR. I primi ad essere utilizzati sono farmaci anti-TNF (citochina presente in grandi quantità nella sinovia affetta da artrite reumatoide). Le infezioni dovute alla depressione della risposta del sistema immunitario, cui è legata anche l’efficacia terapeutica, si sono dimostrate essere l’effetto collaterale più frequente. Si tratta nella maggior parte dei casi di infezioni non gravi, trattabili e risolvibili con antibiotici. La più temibile, tra quelle osservate si è dimostrata l’infezione tubercolare in soggetti con tubercolosi latente. I farmaci biologici oggi sono impiegati laddove non si sono ottenuti benefici con le terapie tradizionali, è intuibile che dovrebbero essere impiegati anche nelle prime fasi della malattia al fine di evitare l’evoluzione verso l’invalidità. I farmaci biologici trovano indicazione di impiego anche in altre malattie reumatiche infiammatorie croniche. In particolare si sono dimostrati capaci di ridurre l’attività e l’evoluzione della spondilite anchilosante e dell’artrite psoriasica. Attualmente sono disponibili per uso ospedaliero quattro agenti, tre inibiscono l’azione del TNF: etanercept, infliximab e adalimumab e un composto la cui attività farmacologica non è direttamente correlata al TNF: anakinra. Al vaglio della ricerca sono due nuovi composti il rituximab, usato oggi come antitumorale e presente in Italia per uso ospedaliero, il secondo è l’abatacept ancora in fase di studio per la cura di AR. Tra le proposte alternative ai farmaci biologici il Sativex®, un farmaco derivato dalla Cannabis sativa L. (Cannabaceae) contenente un’uguale quantità di THC ( -9-tetraidro-cannabinolo) e CBD (cannabidiolo), usato in 58 pazienti con artrite reumatoide per 5 settimane di trattamento, è stato superiore al placebo nel ridurre il dolore nell’artrite reumatoide. Infine in Giappone, sulla base scientifica che le statine possono indurre apoptosi cellulare, ricercatori stanno studiando l’impiego delle statine nel trattamento di AR. Il decennio 2000-2010 è stato dedicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità alle patologie delle ossa e delle articolazioni e la regione Toscana è la prima in Italia ad aver incluso nel suo piano sanitario un progetto integrato per la cura dei pazienti con artrite reumatoide. La malattia si può controllare e gli esiti invalidanti si possono contenere a condizione che la diagnosi sia precoce e che venga eseguita rapidamente la terapia adeguata. Oggi una speranza in più ci viene proprio dai farmaci biologici, anche se data la loro recente introduzione non sono noti gli effetti collaterali a lungo termine.

Passarello, F., Runci, F.M., Micheli, L. (2006). Terapia dell’artrite reumatoide: farmaci biologici. BOLLETTINO D'INFORMAZIONE SU FARMACI E TERAPIA, VI(1), 10-25.

Terapia dell’artrite reumatoide: farmaci biologici

PASSARELLO, FRANCESCO;RUNCI, FRANCESCO MICHELE;MICHELI, LUCIA
2006-01-01

Abstract

L'artrite reumatoide (AR) è una malattia autoimmunitaria cronica che colpisce la membrana sinoviale delle articolazioni. Per lo sviluppo di questa patologia sembra fondamentale la presenza di tre componenti e la loro interazione: predisposizione genetica, stimolo antigenico e sistema immunitario. Una volta che il sistema immunitario si è attivato gli anticorpi non riconoscono come parte del proprio corpo la membrana sinoviale inizia così il processo di autoaggressione e quello infiammatorio fino alla distruzione dell’intera struttura articolare e ha esordio la malattia. Non esiste una terapia valida per tutti. Gli obiettivi da perseguire nel trattare un paziente affetto da AR sono quelli di abolire o attenuare l’infiammazione articolare e la sintomatologia da essa prodotta, ma anche rallentare l’evoluzione e la progressione della malattia, preservare o recuperare la funzione articolare, prevenendo o correggendo le deformità che si sono instaurate. I farmaci biologici sono farmaci che hanno come bersaglio le citochine, principali mediatori della AR. I primi ad essere utilizzati sono farmaci anti-TNF (citochina presente in grandi quantità nella sinovia affetta da artrite reumatoide). Le infezioni dovute alla depressione della risposta del sistema immunitario, cui è legata anche l’efficacia terapeutica, si sono dimostrate essere l’effetto collaterale più frequente. Si tratta nella maggior parte dei casi di infezioni non gravi, trattabili e risolvibili con antibiotici. La più temibile, tra quelle osservate si è dimostrata l’infezione tubercolare in soggetti con tubercolosi latente. I farmaci biologici oggi sono impiegati laddove non si sono ottenuti benefici con le terapie tradizionali, è intuibile che dovrebbero essere impiegati anche nelle prime fasi della malattia al fine di evitare l’evoluzione verso l’invalidità. I farmaci biologici trovano indicazione di impiego anche in altre malattie reumatiche infiammatorie croniche. In particolare si sono dimostrati capaci di ridurre l’attività e l’evoluzione della spondilite anchilosante e dell’artrite psoriasica. Attualmente sono disponibili per uso ospedaliero quattro agenti, tre inibiscono l’azione del TNF: etanercept, infliximab e adalimumab e un composto la cui attività farmacologica non è direttamente correlata al TNF: anakinra. Al vaglio della ricerca sono due nuovi composti il rituximab, usato oggi come antitumorale e presente in Italia per uso ospedaliero, il secondo è l’abatacept ancora in fase di studio per la cura di AR. Tra le proposte alternative ai farmaci biologici il Sativex®, un farmaco derivato dalla Cannabis sativa L. (Cannabaceae) contenente un’uguale quantità di THC ( -9-tetraidro-cannabinolo) e CBD (cannabidiolo), usato in 58 pazienti con artrite reumatoide per 5 settimane di trattamento, è stato superiore al placebo nel ridurre il dolore nell’artrite reumatoide. Infine in Giappone, sulla base scientifica che le statine possono indurre apoptosi cellulare, ricercatori stanno studiando l’impiego delle statine nel trattamento di AR. Il decennio 2000-2010 è stato dedicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità alle patologie delle ossa e delle articolazioni e la regione Toscana è la prima in Italia ad aver incluso nel suo piano sanitario un progetto integrato per la cura dei pazienti con artrite reumatoide. La malattia si può controllare e gli esiti invalidanti si possono contenere a condizione che la diagnosi sia precoce e che venga eseguita rapidamente la terapia adeguata. Oggi una speranza in più ci viene proprio dai farmaci biologici, anche se data la loro recente introduzione non sono noti gli effetti collaterali a lungo termine.
Passarello, F., Runci, F.M., Micheli, L. (2006). Terapia dell’artrite reumatoide: farmaci biologici. BOLLETTINO D'INFORMAZIONE SU FARMACI E TERAPIA, VI(1), 10-25.
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