Un frammento di manoscritto, databile al IX secolo, conservato presso l'Archivio di Stato di Arezzo apre nuovi scenari sulla circolazione dell'opera di Rabano e soprattutto sulla fisionomia culturale dell'ambito canonicale della diocesi di Arezzo in età tanto precoce e povera di informazioni dirette. Sulla base di una puntuale analisi formale del testo scritto, confrontata con esempi d'oltralpe della prima metà del IX secolo, giustifica la proposta di datazione della testimonianza in oggetto a un periodo molto vicino all'epoca di produzione del testo di Rabano. Un esame delle lezioni del testo, inoltre, e la presenza/assenza di notazione marginale e interlineare di carattere grammaticale, più che di riferimento alle auctoritates, corroborata dalle fonti letterarie e documentarie, sembra permettere l'ulteriore precisazione che si tratti di una redazione di ambito franco antecedente il periodo (intorno all'838) in cui l'opera fu definitivamente pubblicata dall'intellettuale maguntino. Il manoscritto contenente tale edizione intermedia fu molto probabilmente portata a metà del IX secolo da Giovanni, vescovo di Arezzo, intellettuale di vaglia egli stesso, familiare del papa Giovanni VIII e vicinissimo alla corte carolingia e alla schola. Egli, probabilmente riporta in patria libri, i più recenti prodotti, per fornire la nascente scuola canonicale con testi di sicuro valore e "moderni", favorendo, grazie alla scrittura in cui sono redatti, l'introduzione della scrittura carolina nei territori della sua diocesi.

Tristano, C. (2010). Un nuovo testimone dei 'Commentaria in Genesim' di Rabano Mauro. STUDI MEDIEVALI, 51, 839-891.

Un nuovo testimone dei 'Commentaria in Genesim' di Rabano Mauro

TRISTANO, CATERINA
2010

Abstract

Un frammento di manoscritto, databile al IX secolo, conservato presso l'Archivio di Stato di Arezzo apre nuovi scenari sulla circolazione dell'opera di Rabano e soprattutto sulla fisionomia culturale dell'ambito canonicale della diocesi di Arezzo in età tanto precoce e povera di informazioni dirette. Sulla base di una puntuale analisi formale del testo scritto, confrontata con esempi d'oltralpe della prima metà del IX secolo, giustifica la proposta di datazione della testimonianza in oggetto a un periodo molto vicino all'epoca di produzione del testo di Rabano. Un esame delle lezioni del testo, inoltre, e la presenza/assenza di notazione marginale e interlineare di carattere grammaticale, più che di riferimento alle auctoritates, corroborata dalle fonti letterarie e documentarie, sembra permettere l'ulteriore precisazione che si tratti di una redazione di ambito franco antecedente il periodo (intorno all'838) in cui l'opera fu definitivamente pubblicata dall'intellettuale maguntino. Il manoscritto contenente tale edizione intermedia fu molto probabilmente portata a metà del IX secolo da Giovanni, vescovo di Arezzo, intellettuale di vaglia egli stesso, familiare del papa Giovanni VIII e vicinissimo alla corte carolingia e alla schola. Egli, probabilmente riporta in patria libri, i più recenti prodotti, per fornire la nascente scuola canonicale con testi di sicuro valore e "moderni", favorendo, grazie alla scrittura in cui sono redatti, l'introduzione della scrittura carolina nei territori della sua diocesi.
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