Già all’inizio degli anni ’90 la Banca d’Italia era ben consapevole delle condizioni «preagoniche» in cui versava il sistema bancario italiano. Anche se con un significativo ritardo, la Banca ha poi scelto esplicitamente di promuovere fusioni e acquisizioni tra banche nazionali nella convinzione di poter così evitare che la situazione degenerasse in una crisi sistemica. Di conseguenza, la grande maggioranza delle operazioni di concentrazione è stata pilotata dall’intervento della Banca d’Italia più che originare da autonome scelte imprenditoriali. La peculiarità del caso italiano non risiede tanto nell’uso della concentrazione come strumento per gestire situazioni di anomalia delle banche, quanto piuttosto, se confrontata con l’esperienza di altri paesi, nel grande numero delle banche coinvolte e nel lungo periodo che questo processo, ancora non concluso, ha richiesto. Una valutazione a posteriori degli effetti netti del processo di concentrazione impone di considerare due aspetti del problema. Da un lato, occorre valutare le esternalità negative che sarebbero derivate da una soluzione «di mercato»; dall’altro lato, si deve tener presente il fatto che questa gestione delle crisi pilotata dalla Banca d’Italia ha ritardato la convergenza dei principali gruppi bancari italiani coi loro concorrenti europei, rallentandone i progressi sul piano dell’efficienza, che costituivano peraltro il dichiarato obiettivo delle autorità di vigilanza.

Montanaro, E., & Tonveronanchi, M. (2006). I processi di concentrazione nella gestione delle crisi bancarie.Il caso italiano, 1992-2004. BANCA IMPRESA SOCIETÀ, XXV(3), 315-339.

I processi di concentrazione nella gestione delle crisi bancarie.Il caso italiano, 1992-2004

MONTANARO, E.;
2006

Abstract

Già all’inizio degli anni ’90 la Banca d’Italia era ben consapevole delle condizioni «preagoniche» in cui versava il sistema bancario italiano. Anche se con un significativo ritardo, la Banca ha poi scelto esplicitamente di promuovere fusioni e acquisizioni tra banche nazionali nella convinzione di poter così evitare che la situazione degenerasse in una crisi sistemica. Di conseguenza, la grande maggioranza delle operazioni di concentrazione è stata pilotata dall’intervento della Banca d’Italia più che originare da autonome scelte imprenditoriali. La peculiarità del caso italiano non risiede tanto nell’uso della concentrazione come strumento per gestire situazioni di anomalia delle banche, quanto piuttosto, se confrontata con l’esperienza di altri paesi, nel grande numero delle banche coinvolte e nel lungo periodo che questo processo, ancora non concluso, ha richiesto. Una valutazione a posteriori degli effetti netti del processo di concentrazione impone di considerare due aspetti del problema. Da un lato, occorre valutare le esternalità negative che sarebbero derivate da una soluzione «di mercato»; dall’altro lato, si deve tener presente il fatto che questa gestione delle crisi pilotata dalla Banca d’Italia ha ritardato la convergenza dei principali gruppi bancari italiani coi loro concorrenti europei, rallentandone i progressi sul piano dell’efficienza, che costituivano peraltro il dichiarato obiettivo delle autorità di vigilanza.
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