La Convenzione UNESCO per la protezione del patrimonio culturale subacqueo mira ad istituire un regime collettivo che assicuri la conservazione di tale patrimonio nell’interesse dell’umanità. Essa lascia agli Stati parte il potere di garantire il rispetto degli obblighi sostanziali in essa sanciti sulla base dellecompetenze degli Stati nelle aree marine che ricadono sotto la loro autorità, ma anche nelle aree al di fuori della giurisdizione statale, come il mare e il fondo marino internazionale che, in base al diritto internazionale del mare e, in particolare dell’UNCLOS, sono sottoposti a regimi speciali. Di conseguenza, la gestione del patrimonio culturale subacqueo può essere messa a rischio dall’inefficace applicazione delle norme sostanziali da parte degli Stati. L’Unione europea costituisce il sistema giuridico sovrannazionale più efficace tra quelli finora istituiti. Tuttavia, essa non gode di competenze normative specifiche sul tema della tutela del patrimonio culturale e, in particolare di quello subacqueo. Per questo motivo, la materia è principalmente lasciata all’azione degli Stati membri. Appare necessario accertare se i titoli in base ai quali gli Stati esercitano la propria giurisdizione in base al diritto internazionale e, di conseguenza, secondo quello dell’Unione europea, siano sufficienti per garantire l’efficace attuazione delle norme sostanziali in materia di tutela del patrimonio culturale subacqueo o, se sia, invece, necessario individuare ulteriori basi giurisdizionali per assicurare il controllo e la sanzione delle condotte illecite che riguardano tale patrimonio.
Vigni, P. (2026). Il ruolo degli Stati nella prevenzione e nella repressione degli illeciti contro il patrimonio culturale subacqueo: obiettivi e strumenti comuni tra la Convenzione UNESCO del 2001 e le politiche dell’Unione europea. FREEDOM, SECURITY & JUSTICE, 10(2), 257-280.
Il ruolo degli Stati nella prevenzione e nella repressione degli illeciti contro il patrimonio culturale subacqueo: obiettivi e strumenti comuni tra la Convenzione UNESCO del 2001 e le politiche dell’Unione europea
Vigni, P.
2026-01-01
Abstract
La Convenzione UNESCO per la protezione del patrimonio culturale subacqueo mira ad istituire un regime collettivo che assicuri la conservazione di tale patrimonio nell’interesse dell’umanità. Essa lascia agli Stati parte il potere di garantire il rispetto degli obblighi sostanziali in essa sanciti sulla base dellecompetenze degli Stati nelle aree marine che ricadono sotto la loro autorità, ma anche nelle aree al di fuori della giurisdizione statale, come il mare e il fondo marino internazionale che, in base al diritto internazionale del mare e, in particolare dell’UNCLOS, sono sottoposti a regimi speciali. Di conseguenza, la gestione del patrimonio culturale subacqueo può essere messa a rischio dall’inefficace applicazione delle norme sostanziali da parte degli Stati. L’Unione europea costituisce il sistema giuridico sovrannazionale più efficace tra quelli finora istituiti. Tuttavia, essa non gode di competenze normative specifiche sul tema della tutela del patrimonio culturale e, in particolare di quello subacqueo. Per questo motivo, la materia è principalmente lasciata all’azione degli Stati membri. Appare necessario accertare se i titoli in base ai quali gli Stati esercitano la propria giurisdizione in base al diritto internazionale e, di conseguenza, secondo quello dell’Unione europea, siano sufficienti per garantire l’efficace attuazione delle norme sostanziali in materia di tutela del patrimonio culturale subacqueo o, se sia, invece, necessario individuare ulteriori basi giurisdizionali per assicurare il controllo e la sanzione delle condotte illecite che riguardano tale patrimonio.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.
https://hdl.handle.net/11365/1322734
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