Fin dall’antichità la ricerca di approvvigionamento idrico ha caratterizzato la storia di innumerevoli comunità e varie sono state le strategie da loro utilizzate per convogliare acqua potabile in zone che ne erano naturalmente prive. Un interessantissimo esempio è quello fornito dalla città di Siena. Essa ha affrontato il problema fin dal Medioevo, epoca del suo massimo sviluppo demografico, anche se fonti storiche sembrerebbero suggerire un inizio in tempi ben più lontani. L’ingegno della comunità medievale senese è riuscito a sopperire, alla naturale mancanza della risorsa idrica, attraverso la realizzazione nel tessuto urbano di un sistema di acquedotti sotterranei e di fonti monumentali per uso pubblico. In questa nota ci proponiamo di ripercorrere brevemente la loro storia. In particolare, vorremmo soffermarci sulle caratteristiche naturali del territorio cittadino senese, sulla crescente necessità di acqua potabile da parte di una comunità sottoposta a considerevole pressione demografica e sulle strategie utilizzate per la costruzione di acquedotti nel contesto urbano. Verrà comunque dato rilievo anche ai materiali impiegati per la realizzazione e decorazione di acquedotti e fonti, con riferimento al loro restauro, nonché ai problemi legati alla sicurezza necessaria per poter fruire di uno straordinario patrimonio ipogeo di grande valore antropologico, storico, artistico ed architettonico. Merita infine precisare che la stesura di questa nota, redatta grazie ad una collaborazione delle Amministrazioni Provinciale e Comunale di Siena con l’Università degli Studi della stessa città, si inserisce nel contesto delle manifestazioni per le celebrazioni del trentesimo anno di attività dell’Associazione culturale “La Diana” - il nome deriva dall’immaginario fiume sotterraneo, citato da Dante Alighieri nel Canto XIII della sua Commedia, che avrebbe impegnato i Senesi nella sua ricerca vana (cit. e perderagli più di speranza che a trovar la Diana) -. E’ proprio tale Associazione, della quale gli scriventi sono Soci, che opera infatti su base volontaria per la salvaguardia, la gestione e la conservazione del patrimonio dei Bottini e delle Fonti senesi, nel rispetto dello spirito di conservazione di questa ricchissima risorsa culturale da tramandare alle generazioni future.

Di Trolio, M.E., Giamello, M., Ceccotti, P., Tizzani, A., Tavarnelli, E. (2024). Portare l’acqua dove non c’era: il caso della realizzazione e della fruibilità in sicurezza del patrimonio dei Bottini e delle Fonti storiche senesi. ETRURIANATURA, 17, 103-113.

Portare l’acqua dove non c’era: il caso della realizzazione e della fruibilità in sicurezza del patrimonio dei Bottini e delle Fonti storiche senesi

Giamello, Marco;Tavarnelli, Enrico
2024-01-01

Abstract

Fin dall’antichità la ricerca di approvvigionamento idrico ha caratterizzato la storia di innumerevoli comunità e varie sono state le strategie da loro utilizzate per convogliare acqua potabile in zone che ne erano naturalmente prive. Un interessantissimo esempio è quello fornito dalla città di Siena. Essa ha affrontato il problema fin dal Medioevo, epoca del suo massimo sviluppo demografico, anche se fonti storiche sembrerebbero suggerire un inizio in tempi ben più lontani. L’ingegno della comunità medievale senese è riuscito a sopperire, alla naturale mancanza della risorsa idrica, attraverso la realizzazione nel tessuto urbano di un sistema di acquedotti sotterranei e di fonti monumentali per uso pubblico. In questa nota ci proponiamo di ripercorrere brevemente la loro storia. In particolare, vorremmo soffermarci sulle caratteristiche naturali del territorio cittadino senese, sulla crescente necessità di acqua potabile da parte di una comunità sottoposta a considerevole pressione demografica e sulle strategie utilizzate per la costruzione di acquedotti nel contesto urbano. Verrà comunque dato rilievo anche ai materiali impiegati per la realizzazione e decorazione di acquedotti e fonti, con riferimento al loro restauro, nonché ai problemi legati alla sicurezza necessaria per poter fruire di uno straordinario patrimonio ipogeo di grande valore antropologico, storico, artistico ed architettonico. Merita infine precisare che la stesura di questa nota, redatta grazie ad una collaborazione delle Amministrazioni Provinciale e Comunale di Siena con l’Università degli Studi della stessa città, si inserisce nel contesto delle manifestazioni per le celebrazioni del trentesimo anno di attività dell’Associazione culturale “La Diana” - il nome deriva dall’immaginario fiume sotterraneo, citato da Dante Alighieri nel Canto XIII della sua Commedia, che avrebbe impegnato i Senesi nella sua ricerca vana (cit. e perderagli più di speranza che a trovar la Diana) -. E’ proprio tale Associazione, della quale gli scriventi sono Soci, che opera infatti su base volontaria per la salvaguardia, la gestione e la conservazione del patrimonio dei Bottini e delle Fonti senesi, nel rispetto dello spirito di conservazione di questa ricchissima risorsa culturale da tramandare alle generazioni future.
2024
Di Trolio, M.E., Giamello, M., Ceccotti, P., Tizzani, A., Tavarnelli, E. (2024). Portare l’acqua dove non c’era: il caso della realizzazione e della fruibilità in sicurezza del patrimonio dei Bottini e delle Fonti storiche senesi. ETRURIANATURA, 17, 103-113.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11365/1286015