Il saggio si occupa della riforma dell’art. 12 del Regolamento generale della Camera dei Deputati avvenuta nel 1998 - cui seguì nel 1999 l’adozione di un regolamento minore attuativo – con la quale l’autodichia della Camera - già esistente in relazione agli atti di amministrazione concernenti il rapporto di impiego con quest’ultima – venne estesa a tutti gli altri atti di amministrazione e quindi ai rapporti della Camera con soggetti terzi non solo rispetto all’organo costituzionale, ma anche al suo apparato burocratico. In tal guisa, tutte le controversie relative a tali atti, ivi compresi quelli inerenti la stipula e l’esecuzione di contratti, come ad es. gli appalti di lavori, forniture e servizi, sono state devolute in via esclusiva agli organi appositamente istituiti dal suddetto regolamento minore, e quindi, in ultima istanza, all’Ufficio di Presidenza della Camera, ossia ad una delle parti in causa. Una volta argomentata - sulla scorta della giurisprudenza e della dottrina relativa ai tratti morfologici della giurisdizione -la natura non giurisdizionale del sistema di tutela così istituito e con ciò la patente violazione del principio supremo recato dagli artt. 24, 113 e 111 Cost., si procede analizzando le vie attraverso le quali è possibile eliminare questo cono d’ombra nello Stato di diritto. La prima potrebbe derivare dalla giurisprudenza costituzionale sulle prerogative delle Camere, che negli ultimi anni offre non pochi spunti per tentare – dopo quindici anni di inerzia dei giudici comuni – di provocare l’overruling della nota sent. n. 154 del 1985 con cui fu sancita la preclusione del sindacato di costituzionalità sui regolamenti parlamentari; senza contare la possibilità di accedere al giudice delle leggi perlomeno in sede di conflitto di attribuzioni. La seconda deriva dalla giurisprudenza costituzionale in materia di rapporti tra ordinamento nazionale e Comunità Europee, in nome della quale i giudici comuni dovrebbero semplicemente disapplicare le norme parlamentari nell’ambito di controversie relative ad atti di amministrazione della Camera incidenti su situazioni giuridiche soggettive fondate sul diritto comunitario.

Lehner, E. (2002). Regolamento per la tutela giurisdizionale relativa agli atti di amministrazione della Camera dei deputati non concernenti i dipendenti vs. giusto processo, precettività della Costituzione e primato del diritto comunitario. GIURISPRUDENZA COSTITUZIONALE(1), 471-517.

Regolamento per la tutela giurisdizionale relativa agli atti di amministrazione della Camera dei deputati non concernenti i dipendenti vs. giusto processo, precettività della Costituzione e primato del diritto comunitario

LEHNER, EVA
2002

Abstract

Il saggio si occupa della riforma dell’art. 12 del Regolamento generale della Camera dei Deputati avvenuta nel 1998 - cui seguì nel 1999 l’adozione di un regolamento minore attuativo – con la quale l’autodichia della Camera - già esistente in relazione agli atti di amministrazione concernenti il rapporto di impiego con quest’ultima – venne estesa a tutti gli altri atti di amministrazione e quindi ai rapporti della Camera con soggetti terzi non solo rispetto all’organo costituzionale, ma anche al suo apparato burocratico. In tal guisa, tutte le controversie relative a tali atti, ivi compresi quelli inerenti la stipula e l’esecuzione di contratti, come ad es. gli appalti di lavori, forniture e servizi, sono state devolute in via esclusiva agli organi appositamente istituiti dal suddetto regolamento minore, e quindi, in ultima istanza, all’Ufficio di Presidenza della Camera, ossia ad una delle parti in causa. Una volta argomentata - sulla scorta della giurisprudenza e della dottrina relativa ai tratti morfologici della giurisdizione -la natura non giurisdizionale del sistema di tutela così istituito e con ciò la patente violazione del principio supremo recato dagli artt. 24, 113 e 111 Cost., si procede analizzando le vie attraverso le quali è possibile eliminare questo cono d’ombra nello Stato di diritto. La prima potrebbe derivare dalla giurisprudenza costituzionale sulle prerogative delle Camere, che negli ultimi anni offre non pochi spunti per tentare – dopo quindici anni di inerzia dei giudici comuni – di provocare l’overruling della nota sent. n. 154 del 1985 con cui fu sancita la preclusione del sindacato di costituzionalità sui regolamenti parlamentari; senza contare la possibilità di accedere al giudice delle leggi perlomeno in sede di conflitto di attribuzioni. La seconda deriva dalla giurisprudenza costituzionale in materia di rapporti tra ordinamento nazionale e Comunità Europee, in nome della quale i giudici comuni dovrebbero semplicemente disapplicare le norme parlamentari nell’ambito di controversie relative ad atti di amministrazione della Camera incidenti su situazioni giuridiche soggettive fondate sul diritto comunitario.
Lehner, E. (2002). Regolamento per la tutela giurisdizionale relativa agli atti di amministrazione della Camera dei deputati non concernenti i dipendenti vs. giusto processo, precettività della Costituzione e primato del diritto comunitario. GIURISPRUDENZA COSTITUZIONALE(1), 471-517.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11365/11233