L’intervento dei tecnici dell’Iri sulle strutture dell’Ansaldo fu incentrato, in termini generali, sulla razionalizzazione degli assetti produttivi e organizzativi con l’obiettivo primo di restituire coerenza all’insieme degli impianti e delle produzioni mediante mirate operazioni di scorporo e riassetto. Attraverso un’intensa e sistematica opera di analisi e studio dell’Ansaldo e dell’intero settore, forzando le resistenze dei gruppi genovesi, l’Iri di Alberto Beneduce - per tramite dell’ingegner Agostino Rocca - tese a introdurre un nuovo «sistema di regole», sia per meglio organizzare la produzione - con riguardo all’intero settore siderurgico, in relazione ai costi e alle opportunità, ma anche ai vincoli militari e autarchici -, sia per meglio distribuire il management secondo le specifiche competenze tecniche mediante l’attuazione di un programma di razionalizzazione e ammodernamento degli impianti. Sin dai primi mesi del 1933 l’Ufficio tecnico e il direttore generale dell’Iri Donato Menichella compresero che il pieno risanamento finanziario e l’effettivo riequilibrio patrimoniale di lungo periodo non potevano prescindere dalla complessiva riorganizzazione produttiva degli impianti. La riorganizzazione aziendale, in questo senso, non poteva che fondarsi sulla realizzazione di studi e analisi dei processi produttivi, dei prodotti e dei mercati. La corretta impostazione dei piani di riassetto dell’Ansaldo doveva muovere dalla riduzione delle forme di condizionamento - e per certi versi di interdizione - dei diversi gruppi genovesi interessati all’azienda, entro una visione generale di riassetto della siderurgia pervenuta nelle mani dell’Iri. L’azione dei tecnici dell’Iri fu quindi sì un intervento di carattere tecnico, ma anche, e forse soprattutto, intendeva essere un intervento di rinnovamento delle «regole» che governavano il mondo ansaldino. L’Ansaldo prima dell’Iri era un’impresa «in cerca di padrone», sospesa tra i veti incrociati dei diversi gruppi genovesi presenti - o comunque interessati - nell’Ansaldo, un composito insieme di interessi convergenti nella difesa di posizioni precostituite che favorivano processi di sclerosi dell’impresa: in tale senso gli interessi degli stakeholders non si conciliavano con le esigenze di razionalizzazione e innovazione aziendale. Il passaggio dell’Ansaldo all’Iri restituì alla grande impresa ligure un «padrone», diede ossia il controllo dell’impresa a un ente capace di esprimere un management preparato e motivato, in grado di introdurre quelle innovazioni organizzative e produttive necessarie a portare la società fuori delle secche in cui si trovava sin dai primi anni venti, nonostante i parziali tentativi esperiti alla fine di quel decennio. Presa nella morsa rappresentata dalla congerie di interessi privati, interessi locali e interessi di ordine pubblico nella contrastata transizione alle partecipazioni statali dell’Iri l’Ansaldo fu alla ricerca di un soggetto autorevole che esprimesse una forte corporate responsability a mezzo della quale diventasse realistico superare la crisi aziendale.

Piluso, G. (2002). «Deflazionare» le imprese. Politica industriale, razionalizzazione della produzione e corporate governance all'Iri negli anni trenta. IMPRESE E STORIA, 13, 265-285.

«Deflazionare» le imprese. Politica industriale, razionalizzazione della produzione e corporate governance all'Iri negli anni trenta

PILUSO, GIANDOMENICO
2002

Abstract

L’intervento dei tecnici dell’Iri sulle strutture dell’Ansaldo fu incentrato, in termini generali, sulla razionalizzazione degli assetti produttivi e organizzativi con l’obiettivo primo di restituire coerenza all’insieme degli impianti e delle produzioni mediante mirate operazioni di scorporo e riassetto. Attraverso un’intensa e sistematica opera di analisi e studio dell’Ansaldo e dell’intero settore, forzando le resistenze dei gruppi genovesi, l’Iri di Alberto Beneduce - per tramite dell’ingegner Agostino Rocca - tese a introdurre un nuovo «sistema di regole», sia per meglio organizzare la produzione - con riguardo all’intero settore siderurgico, in relazione ai costi e alle opportunità, ma anche ai vincoli militari e autarchici -, sia per meglio distribuire il management secondo le specifiche competenze tecniche mediante l’attuazione di un programma di razionalizzazione e ammodernamento degli impianti. Sin dai primi mesi del 1933 l’Ufficio tecnico e il direttore generale dell’Iri Donato Menichella compresero che il pieno risanamento finanziario e l’effettivo riequilibrio patrimoniale di lungo periodo non potevano prescindere dalla complessiva riorganizzazione produttiva degli impianti. La riorganizzazione aziendale, in questo senso, non poteva che fondarsi sulla realizzazione di studi e analisi dei processi produttivi, dei prodotti e dei mercati. La corretta impostazione dei piani di riassetto dell’Ansaldo doveva muovere dalla riduzione delle forme di condizionamento - e per certi versi di interdizione - dei diversi gruppi genovesi interessati all’azienda, entro una visione generale di riassetto della siderurgia pervenuta nelle mani dell’Iri. L’azione dei tecnici dell’Iri fu quindi sì un intervento di carattere tecnico, ma anche, e forse soprattutto, intendeva essere un intervento di rinnovamento delle «regole» che governavano il mondo ansaldino. L’Ansaldo prima dell’Iri era un’impresa «in cerca di padrone», sospesa tra i veti incrociati dei diversi gruppi genovesi presenti - o comunque interessati - nell’Ansaldo, un composito insieme di interessi convergenti nella difesa di posizioni precostituite che favorivano processi di sclerosi dell’impresa: in tale senso gli interessi degli stakeholders non si conciliavano con le esigenze di razionalizzazione e innovazione aziendale. Il passaggio dell’Ansaldo all’Iri restituì alla grande impresa ligure un «padrone», diede ossia il controllo dell’impresa a un ente capace di esprimere un management preparato e motivato, in grado di introdurre quelle innovazioni organizzative e produttive necessarie a portare la società fuori delle secche in cui si trovava sin dai primi anni venti, nonostante i parziali tentativi esperiti alla fine di quel decennio. Presa nella morsa rappresentata dalla congerie di interessi privati, interessi locali e interessi di ordine pubblico nella contrastata transizione alle partecipazioni statali dell’Iri l’Ansaldo fu alla ricerca di un soggetto autorevole che esprimesse una forte corporate responsability a mezzo della quale diventasse realistico superare la crisi aziendale.
File in questo prodotto:
Non ci sono file associati a questo prodotto.

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11365/11029
 Attenzione

Attenzione! I dati visualizzati non sono stati sottoposti a validazione da parte dell'ateneo