Il tema della caccia nel padule di Fucecchio è un argomento che fa riferimento, più in generale, alle attività di sfruttamento delle risorse naturali presenti in un ambiente particolare come era l’area umida fucecchiese. A differenza della pesca, la caccia solo molto raramente assunse la dimensione di attività professionale a se stante, di mestiere definito anche da un punto di vista sociale ed economico. A maggior ragione nelle epoche più lontane, quando la multi-professionalità, l’esercizio di diversi mestieri e saperi, legati magari all’andamento delle stagioni, costituiva più la regola che l’eccezione, sia nelle campagne, sia nelle economie di montagna, sia in ambienti particolari come quelli umidi/palustri. Il presente saggio ricostruisce sulla base della bibliografia e della documentazione d’archivio le caratteristiche di un’attività che per secoli ha mantenuto una duplice connotazione sociale, spesso contraddittoria e conflittuale: quella aristocratica improntata allo svago virile; quella popolare funzionale all’approvvigionamento di generi alimentari. Nel microcosmo in questione, caratterizzato dalla presenza della grande proprietà della corona, si realizzò la progressiva costituzione di spazi (le Bandite) riservati al principe e sottratti ad uno sfruttamento venatorio promiscuo, soprattutto dell’abbondante avifauna migratoria. Attività che in realtà sopravvisse grazie a minutissime pratiche trasgressive e all’aggiramento dei divieti favoriti dalle difficoltà a controllare adeguatamente un ambiente umido particolarmente ostile e selvaggio.

Zagli, A. (2011). Un’attività di antiche tradizioni: la caccia in Padule. In La caccia in Valdinievole: storia, diritto, tradizioni popolari (pp.101-144). EDIZIONI COMUNE BUGGIANO.

Un’attività di antiche tradizioni: la caccia in Padule

ZAGLI, ANDREA
2011

Abstract

Il tema della caccia nel padule di Fucecchio è un argomento che fa riferimento, più in generale, alle attività di sfruttamento delle risorse naturali presenti in un ambiente particolare come era l’area umida fucecchiese. A differenza della pesca, la caccia solo molto raramente assunse la dimensione di attività professionale a se stante, di mestiere definito anche da un punto di vista sociale ed economico. A maggior ragione nelle epoche più lontane, quando la multi-professionalità, l’esercizio di diversi mestieri e saperi, legati magari all’andamento delle stagioni, costituiva più la regola che l’eccezione, sia nelle campagne, sia nelle economie di montagna, sia in ambienti particolari come quelli umidi/palustri. Il presente saggio ricostruisce sulla base della bibliografia e della documentazione d’archivio le caratteristiche di un’attività che per secoli ha mantenuto una duplice connotazione sociale, spesso contraddittoria e conflittuale: quella aristocratica improntata allo svago virile; quella popolare funzionale all’approvvigionamento di generi alimentari. Nel microcosmo in questione, caratterizzato dalla presenza della grande proprietà della corona, si realizzò la progressiva costituzione di spazi (le Bandite) riservati al principe e sottratti ad uno sfruttamento venatorio promiscuo, soprattutto dell’abbondante avifauna migratoria. Attività che in realtà sopravvisse grazie a minutissime pratiche trasgressive e all’aggiramento dei divieti favoriti dalle difficoltà a controllare adeguatamente un ambiente umido particolarmente ostile e selvaggio.
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