Il lungo processo storico che portò nell’area regionale, che oggi identifichiamo con la Toscana, al consolidarsi in senso moderno delle “frontiere” fu senza dubbio un lungo cammino segnato da un contesto di conflitti, di difficili convivenze, di fragili compromessi, di “frontiere” e di “confini” minori spesso aspramente contesi dai diversi referenti, cioè le antiche formazioni statali (il Granducato di Toscana, il Principato di Piombino, la Repubblica di Lucca, i Presidios Spagnoli ecc.). L’intervento cerca, sulla base di alcuni precedenti lavori e sull’apporto di nuove fonti, di mostrare come la frontiera venisse vissuta in maniera ancora più conflittuale ove vi fossero in gioco interessi contrastanti su aree particolari segnate da quelli che siamo soliti chiamare, per sottrazione e non sempre a proposito, come gli “incolti”: paludi, foreste, macchie, pascoli. Aree dove solitamente erano più diffuse le proprietà comunali, gli usi collettivi, sottoposte ad economie non necessariamente di sussistenza, spesso importanti perché alternative o complementari ad altre attività. Ecco che la frontiera, anche per i dati ambientali non sempre stabili, rimaneva vaga, indeterminata, da rinegoziare continuamente sul terreno, negli usi concorrenziali delle risorse e negli assetti più generali del territorio; si tratta di processi e di problemi che spesso si riproducono per secoli, non solo nei rapporti diplomatici fra le diverse entità statali, ma con le comunità locali che divenivano protagoniste di un complesso gioco di scambi fra il centro e la periferia.

Zagli, A. (2008). Acque contese. Questioni di frontiera nelle aree umide interne della Toscana (secc. XVI-XVIII). In Frontiere di terra e frontiere di mare. La Toscana moderna nello spazio mediterraneo (pp.132-169). Milano : Franco Angeli.

Acque contese. Questioni di frontiera nelle aree umide interne della Toscana (secc. XVI-XVIII)

Zagli, Andrea
2008

Abstract

Il lungo processo storico che portò nell’area regionale, che oggi identifichiamo con la Toscana, al consolidarsi in senso moderno delle “frontiere” fu senza dubbio un lungo cammino segnato da un contesto di conflitti, di difficili convivenze, di fragili compromessi, di “frontiere” e di “confini” minori spesso aspramente contesi dai diversi referenti, cioè le antiche formazioni statali (il Granducato di Toscana, il Principato di Piombino, la Repubblica di Lucca, i Presidios Spagnoli ecc.). L’intervento cerca, sulla base di alcuni precedenti lavori e sull’apporto di nuove fonti, di mostrare come la frontiera venisse vissuta in maniera ancora più conflittuale ove vi fossero in gioco interessi contrastanti su aree particolari segnate da quelli che siamo soliti chiamare, per sottrazione e non sempre a proposito, come gli “incolti”: paludi, foreste, macchie, pascoli. Aree dove solitamente erano più diffuse le proprietà comunali, gli usi collettivi, sottoposte ad economie non necessariamente di sussistenza, spesso importanti perché alternative o complementari ad altre attività. Ecco che la frontiera, anche per i dati ambientali non sempre stabili, rimaneva vaga, indeterminata, da rinegoziare continuamente sul terreno, negli usi concorrenziali delle risorse e negli assetti più generali del territorio; si tratta di processi e di problemi che spesso si riproducono per secoli, non solo nei rapporti diplomatici fra le diverse entità statali, ma con le comunità locali che divenivano protagoniste di un complesso gioco di scambi fra il centro e la periferia.
9788846492586
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