Vito Di Bernardi, autore anni addietro di una monografia sul Mahabharata di Peter Brook, ritorna sul celebre spettacolo per darne una lettura a partire dagli studi post-coloniali. In maniera particolare viene indagato il background shakespeariano e gurdjieffiano del regista inglese come chiave di lettura della messa in scena dell'epopea religiosa indiana. I differenti punti contenuti nel poema indiano provengono da differenti strati storici del testo che, secondo una logica cumulativa tipicamente induista, non sono stati eliminati nel corso del lungo processo di gestazione del Mahabharata sanscrito – circa ottocento anni—ma sono stati affiancati da altri nuovi punti di vista. A questa complessità e ricchezza del Mahabharata si deve aggiungere, e non è una cosa da poco, ciò che si può definire come “il fenomeno della moltiplicazione del Mahabharata”. Si tratta dell’esistenza di altri Mahabharata, cioè quelli redatti nelle diverse lingue nazionali indiane, oppure quelli tramandati oralmente, o ancora quelli rappresentati con il teatro e la danza. Tutti questi altri Mahabharata non sono conformi al modello sanscrito. Anzi è improprio parlare di modello a proposito del testo sanscrito perché queste altre tradizioni scritte e performative del Mahabharata sono dei veri e propri Mahabharata paralleli. La struttura stessa contraddittoria e multipla del Mahabharata, priva di un unico centro di diffusione di significati, di un’unica lettura ortodossa, sembra legittimare ogni tradimento, ogni invenzione, perché si apre a molteplici punti di vista. In altri termini il Mahabharata, concepito in otto secoli di scrittura, sembra essere stato creato per durare, per resistere al tempo proprio in virtù dei tradimenti e delle nuove invenzioni. Complessità e ricchezza spesso contraddittoria del testo scritto, esistenza di altre tradizioni scritte, orali e performative del Mahabharata. A quale Mahabharata fa riferimento Brook? A quale delle tante Indie contenute in ciascuna parte del Mahabharata sanscrito e a quale di quelle contenute in ciascuno dei Mahabharata paralleli, quelli della letteratura popolare, dei cantastorie e delle tante tradizioni performative?

DI BERNARDI, V. (2007). Krishna e Shakespeare. Ripensando al Mahabharata di Peter Brook. In L'Oriente. Storia di una figura nelle arti occidentali (1700-2000). Vol. II, Il Novecento. (pp.501-516). Bulzoni.

Krishna e Shakespeare. Ripensando al Mahabharata di Peter Brook

DI BERNARDI, VITO
2007

Abstract

Vito Di Bernardi, autore anni addietro di una monografia sul Mahabharata di Peter Brook, ritorna sul celebre spettacolo per darne una lettura a partire dagli studi post-coloniali. In maniera particolare viene indagato il background shakespeariano e gurdjieffiano del regista inglese come chiave di lettura della messa in scena dell'epopea religiosa indiana. I differenti punti contenuti nel poema indiano provengono da differenti strati storici del testo che, secondo una logica cumulativa tipicamente induista, non sono stati eliminati nel corso del lungo processo di gestazione del Mahabharata sanscrito – circa ottocento anni—ma sono stati affiancati da altri nuovi punti di vista. A questa complessità e ricchezza del Mahabharata si deve aggiungere, e non è una cosa da poco, ciò che si può definire come “il fenomeno della moltiplicazione del Mahabharata”. Si tratta dell’esistenza di altri Mahabharata, cioè quelli redatti nelle diverse lingue nazionali indiane, oppure quelli tramandati oralmente, o ancora quelli rappresentati con il teatro e la danza. Tutti questi altri Mahabharata non sono conformi al modello sanscrito. Anzi è improprio parlare di modello a proposito del testo sanscrito perché queste altre tradizioni scritte e performative del Mahabharata sono dei veri e propri Mahabharata paralleli. La struttura stessa contraddittoria e multipla del Mahabharata, priva di un unico centro di diffusione di significati, di un’unica lettura ortodossa, sembra legittimare ogni tradimento, ogni invenzione, perché si apre a molteplici punti di vista. In altri termini il Mahabharata, concepito in otto secoli di scrittura, sembra essere stato creato per durare, per resistere al tempo proprio in virtù dei tradimenti e delle nuove invenzioni. Complessità e ricchezza spesso contraddittoria del testo scritto, esistenza di altre tradizioni scritte, orali e performative del Mahabharata. A quale Mahabharata fa riferimento Brook? A quale delle tante Indie contenute in ciascuna parte del Mahabharata sanscrito e a quale di quelle contenute in ciascuno dei Mahabharata paralleli, quelli della letteratura popolare, dei cantastorie e delle tante tradizioni performative?
9788878702134
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11365/23488