L’abbazia cistercense di San Galgano è, per la Toscana dei secoli XIII‒XV, uno dei casi meglio documentati per osservare il rapporto fra organizzazione monastica, gestione delle risorse e culture alimentari. Le indagini archeologiche condotte tra il 2019 e il 2025 hanno prodotto un insieme di dati coerente – resti archeobotanici e archeozoologici, ceramica, vetro, informazioni architettoniche – che consente di descrivere con buona definizione la vita materiale del complesso. In particolare, la combinazione fra contesti di cucina e refettorio permette di ricostruire non solo che cosa si mangiava, ma come l’alimentazione venisse organizzata, distribuita e messa in scena all’interno della comunità. L’obiettivo di questo contributo è utilizzare il caso di San Galgano per interrogare l’alimentazione monastica come dispositivo di potere. Si tratta, più precisamente, di esplorare in che modo la composizione della dieta, la provenienza e la qualità delle derrate, le tecnologie di trasformazione e la ritualità dei pasti riflettano almeno tre aspetti: la struttura economica dell’abbazia e il suo ruolo nel produrre e concentrare surplus; la gerarchia interna, resa visibile attraverso la differenziazione delle risorse (pane, pesce, carne) e dei corredi da tavola; la capacità del cenobio di collocarsi entro reti commerciali di medio e lungo raggio.
Valenti, M. (2026). Pane, pesce e carne a San Galgano (XIII-XV secolo): archeologia dell’alimentazione e identità monastica.. In G.H. Federico Marazzi (a cura di), Etica e pratica dell'alimentazione nel monachesimo cristiano (pp. 107-117). Spoleto : Fondazione Centro italiano di studi sull’alto medioevo. Spoleto.
Pane, pesce e carne a San Galgano (XIII-XV secolo): archeologia dell’alimentazione e identità monastica.
Marco Valenti
2026-01-01
Abstract
L’abbazia cistercense di San Galgano è, per la Toscana dei secoli XIII‒XV, uno dei casi meglio documentati per osservare il rapporto fra organizzazione monastica, gestione delle risorse e culture alimentari. Le indagini archeologiche condotte tra il 2019 e il 2025 hanno prodotto un insieme di dati coerente – resti archeobotanici e archeozoologici, ceramica, vetro, informazioni architettoniche – che consente di descrivere con buona definizione la vita materiale del complesso. In particolare, la combinazione fra contesti di cucina e refettorio permette di ricostruire non solo che cosa si mangiava, ma come l’alimentazione venisse organizzata, distribuita e messa in scena all’interno della comunità. L’obiettivo di questo contributo è utilizzare il caso di San Galgano per interrogare l’alimentazione monastica come dispositivo di potere. Si tratta, più precisamente, di esplorare in che modo la composizione della dieta, la provenienza e la qualità delle derrate, le tecnologie di trasformazione e la ritualità dei pasti riflettano almeno tre aspetti: la struttura economica dell’abbazia e il suo ruolo nel produrre e concentrare surplus; la gerarchia interna, resa visibile attraverso la differenziazione delle risorse (pane, pesce, carne) e dei corredi da tavola; la capacità del cenobio di collocarsi entro reti commerciali di medio e lungo raggio.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.
https://hdl.handle.net/11365/1326474
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