La tesi affronta in chiave critica il principio del ne bis in idem, secondo il quale il soggetto già giudicato in via definitiva non può essere sottoposto a nuovo procedimento penale per il medesimo fatto. L’analisi parte da una ricostruzione della disciplina interna del divieto, per poi aprirsi alla comparazione giuridica con gli ordinamenti di common law, in cui il principio prende il nome di double jeopardy. I principali riferimenti in questo senso sono offerti dall’ordinamento inglese, in cui il double jeopardy è nato, e da quello statunitense, dove il principio ha trovato espressa menzione nella Costituzione federale. Oltre al piano interno e comparato, il lavoro affronta anche la declinazione internazionale del ne bis in idem, indagando la forza preclusiva che i vari ordinamenti riconoscono alla decisione definitiva resa all’estero. Il primo ambito di indagine ruota attorno al requisito oggettivo del ne bis in idem, ossia il “medesimo fatto”, contemplato dall’art. 649 c.p.p. Una volta evidenziate alcune perplessità interpretative rimaste irrisolte anche dopo l’intervento della Consulta del 2016, si procede ad indagare quale sia l’effettiva estensione del double jeopardy, fondato sul requisito della “same offence”. Il secondo aspetto riguarda il tema delle impugnazioni penali e, nel dettaglio, l’impugnazione dell’assoluzione da parte della pubblica accusa. Il lavoro ricostruisce la complessa disciplina delle impugnazioni nei sistemi anglosassoni, facendo emergere come, in quei contesti, il double jeopardy protegga l’imputato da un nuovo giudizio anche se svolto all’interno del medesimo procedimento, quando sul quel “fatto” sia già stata resa un’assoluzione. Così, nell’esperienza anglo-americana, l’impugnazione dell’accusa viene principalmente concepita come una possibile vessazione dello Stato che, per tale ragione, deve essere limitata. Da ultimo, l’analisi si sofferma sull’attuale giurisprudenza della Corte di Cassazione, ferma nel negare al ne bis in idem lo status di principio o consuetudine di diritto internazionale. Così facendo, il soggetto destinatario di una decisione definitiva resa all’estero per un certo fatto può godere dell’effetto preclusivo del ne bis in idem solo se ciò è previsto da un’apposita convenzione internazionale. Dopo aver messo in luce le criticità in ciascuno di questi ambiti, la tesi offre delle soluzioni de iure condendo per una riforma organica del ne bis in idem in Italia, nel pieno rispetto dei principi costituzionali e nella consapevolezza delle insanabili divergenze tra ordinamenti giuridici.

Bigazzi, L. (2026). Il ne bis in idem interno, internazionale e comparato.

Il ne bis in idem interno, internazionale e comparato

bigazzi, lorenzo
2026-04-27

Abstract

La tesi affronta in chiave critica il principio del ne bis in idem, secondo il quale il soggetto già giudicato in via definitiva non può essere sottoposto a nuovo procedimento penale per il medesimo fatto. L’analisi parte da una ricostruzione della disciplina interna del divieto, per poi aprirsi alla comparazione giuridica con gli ordinamenti di common law, in cui il principio prende il nome di double jeopardy. I principali riferimenti in questo senso sono offerti dall’ordinamento inglese, in cui il double jeopardy è nato, e da quello statunitense, dove il principio ha trovato espressa menzione nella Costituzione federale. Oltre al piano interno e comparato, il lavoro affronta anche la declinazione internazionale del ne bis in idem, indagando la forza preclusiva che i vari ordinamenti riconoscono alla decisione definitiva resa all’estero. Il primo ambito di indagine ruota attorno al requisito oggettivo del ne bis in idem, ossia il “medesimo fatto”, contemplato dall’art. 649 c.p.p. Una volta evidenziate alcune perplessità interpretative rimaste irrisolte anche dopo l’intervento della Consulta del 2016, si procede ad indagare quale sia l’effettiva estensione del double jeopardy, fondato sul requisito della “same offence”. Il secondo aspetto riguarda il tema delle impugnazioni penali e, nel dettaglio, l’impugnazione dell’assoluzione da parte della pubblica accusa. Il lavoro ricostruisce la complessa disciplina delle impugnazioni nei sistemi anglosassoni, facendo emergere come, in quei contesti, il double jeopardy protegga l’imputato da un nuovo giudizio anche se svolto all’interno del medesimo procedimento, quando sul quel “fatto” sia già stata resa un’assoluzione. Così, nell’esperienza anglo-americana, l’impugnazione dell’accusa viene principalmente concepita come una possibile vessazione dello Stato che, per tale ragione, deve essere limitata. Da ultimo, l’analisi si sofferma sull’attuale giurisprudenza della Corte di Cassazione, ferma nel negare al ne bis in idem lo status di principio o consuetudine di diritto internazionale. Così facendo, il soggetto destinatario di una decisione definitiva resa all’estero per un certo fatto può godere dell’effetto preclusivo del ne bis in idem solo se ciò è previsto da un’apposita convenzione internazionale. Dopo aver messo in luce le criticità in ciascuno di questi ambiti, la tesi offre delle soluzioni de iure condendo per una riforma organica del ne bis in idem in Italia, nel pieno rispetto dei principi costituzionali e nella consapevolezza delle insanabili divergenze tra ordinamenti giuridici.
27-apr-2026
XXXVIII
Bigazzi, L. (2026). Il ne bis in idem interno, internazionale e comparato.
Bigazzi, Lorenzo
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