Il presente lavoro si propone di studiare la ricezione francese e occitana della Visio Pauli (IX sec.), testo apocalittico prototipo del genere medievale delle visioni dell’Inferno, a partire dallo studio sistematico delle traduzioni e i poemetti francesi e occitani derivati da essa. Il corpus, costituito da dieci testi tra prose e poemetti, non è mai stato oggetto di un’analisi sistematica. La prospettiva qui adottata ha indagato le rotte e gli ambiti di diffusione di queste traduzioni, a partire dal loro tessuto testuale e dai manoscritti che le trasmettono, affiancando all’indagine della fortuna galloromanza della Visio Pauli l’obiettivo di restituire, per alcuni testi selezionati, nuove edizioni critiche, corredate da riflessioni ecdotiche e linguistiche. Nel primo capitolo, è illustrata la storia del testo latino, versione abbreviata del più ampio apocrifo greco Apocalisse di Paolo (IV-V secc.), e della produzione alto-medievale di testi visionari. Segue la presentazione dei sistemi di classificazione delle «versioni» della Visio Pauli nell’ambito della critica testuale mediolatina: a fronte di una versione di più ampia diffusione, l’esistenza di varie manifestazioni testuali più o meno divergenti e dalla fonte originale e dalla vulgata ha fatto sorgere dubbi sull’esistenza di più redazioni, conseguenza dell’articolazione per episodi del testo. Di fronte a questa spinosa situazione di partenza, sono espresse alcune riflessioni teoriche a proposito dei sistemi di classificazione esistenti e sulla liceità del loro utilizzo nell’ambito dello studio di volgarizzamenti e mises en vers francesi. Nel secondo capitolo, è stato affrontato lo studio delle principali testimonianze in prosa medievali della Visio Pauli, distribuite geograficamente tra Piccardia, Occitania e Outremer (XIII-XV secc.). Ognuno dei quattro volgarizzamenti indagati è trasmesso da un solo manoscritto, di cui si è cercato di ricostruire gli itinerari e il contesto culturale di produzione, e il testo è stato pubblicato in una nuova edizione commentata, preceduta da uno studio linguistico. Queste testimonianze risultano ermetiche alle dinamiche che caratterizzano la produzione letteraria originale in volgare, configurandosi come traduzioni estremamente fedeli che non presentano ampliamenti o alterazioni di sostanza rispetto al modello. La situazione muta notevolmente volgendo l’attenzione ai poemetti che s’ispirano alla Visio Pauli, argomento degli ultimi due capitoli di questa tesi. Il terzo capitolo s’interroga dapprima sulla fortuna del motivo infernale nella letteratura anglonormanna e sulla circolazione nel XII sec. della Visio Pauli in ambienti insulari legati agli ordini militari, desumibili a partire da alcune dichiarazioni metatestuali espresse dai traduttori dei nostri poemetti; la riflessione sulla ricezione insulare della Visio Pauli si chiude con l’edizione di un adattamento anglo-normanno tardivo (inizio XIV sec.) di una versione precedente, metricamente irregolare e trasmesso da due manoscritti finemente miniati. Nella seconda parte del terzo capitolo, dopo aver esposto alcuni esempi di diffusione di motivi infernali nella letteratura francese d’ambito laico (come nei romanzi arturiani e nei fabliaux), è possibile leggere l’edizione di un poemetto in couplets d’octosyllabes (XIII sec.) che costituisce l’unico caso di mise en vers che s’ispira a una fonte diversa dalla vulgata. L’ultimo capitolo, infine, è dedicato interamente a un poemetto in quatrains monorimes d’alexandrins (prima metà del XIII sec.) che si distingue dagli altri per la capacità di rielaborare la fonte con raffinatezza letteraria. Dopo una dettagliata introduzione, volta a ricostruire la storia editoriale del poemetto, l’analisi testuale si è attardata sugli elementi metrico-strofici e sull’elevata attività della tradizione, fattori che complicano la ricostruzione secondo criteri genealogici neo-lachmanniani. Dalla collazione completa di tutti e otto i testimoni e di una riscrittura in couplets d’octosyllabes sono state identificate tre famiglie testuali – varie tra loro – e, utilizzando alcuni accorgimenti opportunamente concepiti per gestire l’altissima attività di questa tradizione, è stato fornito un testo critico ricostruttivo, caratterizzato da due fasce d’apparato, da un ampio commento filologico, da un glossario e da un’appendice in cui si leggono i testi delle tre famiglie.

Novello, F. (2026). Le versioni galloromanze della Visio Pauli: studio della tradizione e indagini ecdotiche sul corpus testuale.

Le versioni galloromanze della Visio Pauli: studio della tradizione e indagini ecdotiche sul corpus testuale

Federico Novello
2026-03-26

Abstract

Il presente lavoro si propone di studiare la ricezione francese e occitana della Visio Pauli (IX sec.), testo apocalittico prototipo del genere medievale delle visioni dell’Inferno, a partire dallo studio sistematico delle traduzioni e i poemetti francesi e occitani derivati da essa. Il corpus, costituito da dieci testi tra prose e poemetti, non è mai stato oggetto di un’analisi sistematica. La prospettiva qui adottata ha indagato le rotte e gli ambiti di diffusione di queste traduzioni, a partire dal loro tessuto testuale e dai manoscritti che le trasmettono, affiancando all’indagine della fortuna galloromanza della Visio Pauli l’obiettivo di restituire, per alcuni testi selezionati, nuove edizioni critiche, corredate da riflessioni ecdotiche e linguistiche. Nel primo capitolo, è illustrata la storia del testo latino, versione abbreviata del più ampio apocrifo greco Apocalisse di Paolo (IV-V secc.), e della produzione alto-medievale di testi visionari. Segue la presentazione dei sistemi di classificazione delle «versioni» della Visio Pauli nell’ambito della critica testuale mediolatina: a fronte di una versione di più ampia diffusione, l’esistenza di varie manifestazioni testuali più o meno divergenti e dalla fonte originale e dalla vulgata ha fatto sorgere dubbi sull’esistenza di più redazioni, conseguenza dell’articolazione per episodi del testo. Di fronte a questa spinosa situazione di partenza, sono espresse alcune riflessioni teoriche a proposito dei sistemi di classificazione esistenti e sulla liceità del loro utilizzo nell’ambito dello studio di volgarizzamenti e mises en vers francesi. Nel secondo capitolo, è stato affrontato lo studio delle principali testimonianze in prosa medievali della Visio Pauli, distribuite geograficamente tra Piccardia, Occitania e Outremer (XIII-XV secc.). Ognuno dei quattro volgarizzamenti indagati è trasmesso da un solo manoscritto, di cui si è cercato di ricostruire gli itinerari e il contesto culturale di produzione, e il testo è stato pubblicato in una nuova edizione commentata, preceduta da uno studio linguistico. Queste testimonianze risultano ermetiche alle dinamiche che caratterizzano la produzione letteraria originale in volgare, configurandosi come traduzioni estremamente fedeli che non presentano ampliamenti o alterazioni di sostanza rispetto al modello. La situazione muta notevolmente volgendo l’attenzione ai poemetti che s’ispirano alla Visio Pauli, argomento degli ultimi due capitoli di questa tesi. Il terzo capitolo s’interroga dapprima sulla fortuna del motivo infernale nella letteratura anglonormanna e sulla circolazione nel XII sec. della Visio Pauli in ambienti insulari legati agli ordini militari, desumibili a partire da alcune dichiarazioni metatestuali espresse dai traduttori dei nostri poemetti; la riflessione sulla ricezione insulare della Visio Pauli si chiude con l’edizione di un adattamento anglo-normanno tardivo (inizio XIV sec.) di una versione precedente, metricamente irregolare e trasmesso da due manoscritti finemente miniati. Nella seconda parte del terzo capitolo, dopo aver esposto alcuni esempi di diffusione di motivi infernali nella letteratura francese d’ambito laico (come nei romanzi arturiani e nei fabliaux), è possibile leggere l’edizione di un poemetto in couplets d’octosyllabes (XIII sec.) che costituisce l’unico caso di mise en vers che s’ispira a una fonte diversa dalla vulgata. L’ultimo capitolo, infine, è dedicato interamente a un poemetto in quatrains monorimes d’alexandrins (prima metà del XIII sec.) che si distingue dagli altri per la capacità di rielaborare la fonte con raffinatezza letteraria. Dopo una dettagliata introduzione, volta a ricostruire la storia editoriale del poemetto, l’analisi testuale si è attardata sugli elementi metrico-strofici e sull’elevata attività della tradizione, fattori che complicano la ricostruzione secondo criteri genealogici neo-lachmanniani. Dalla collazione completa di tutti e otto i testimoni e di una riscrittura in couplets d’octosyllabes sono state identificate tre famiglie testuali – varie tra loro – e, utilizzando alcuni accorgimenti opportunamente concepiti per gestire l’altissima attività di questa tradizione, è stato fornito un testo critico ricostruttivo, caratterizzato da due fasce d’apparato, da un ampio commento filologico, da un glossario e da un’appendice in cui si leggono i testi delle tre famiglie.
26-mar-2026
TRACHSLER, RICHARD
XXXVIII
Novello, F. (2026). Le versioni galloromanze della Visio Pauli: studio della tradizione e indagini ecdotiche sul corpus testuale.
Novello, Federico
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11365/1311834