Through the study of the evolution of the dramaturgical text - translated, adapted, rewritten, modified, cut - in the production of the stage event, I aim to delineate the terms of the relationship that is established between Shakespeare, with the literary and cultural implications he carries with him, and the artists who transpose and elaborate its influence in their work. Through my study, I investigate the issue posed by the question "Who owns Shakespeare?", which is necessarily stringent where one decides to delve into the works, function and cultural capital of the English author from critical perspectives that also interrogate him in relation to historically minority subjects. The experiences selected here, in fact, were chosen because they share, albeit with considerable mutual differences, the category of marginality. As areas of investigation, theatre in prison and theatre with actors with disabilities were chosen, areas that have been little considered by Shakespearean scholars in our country and are the subject of longer-term scholarly study only when analysed through the filter of social theatre. In addition, some projects that emerged during the research also helped orient it toward experiences of theatrical translation and production in a language other than standard Italian. Social theatre and dialect theatre were considered individually, with a general description and a more focused analysis related to the Shakespearean presence. The focus then shifted to the case studies: Un'isola. Dalla mia finestra si vedono le montagne (2018), a production based on The Tempest and performed by inmate-actors from the men's sector of the Vigevano prison; Otello Circus (2018), by the company La Ribalta/Accademia Arte della Diversità, staged with actors with disabilities; Mal'essere (2017), a contemporary Neapolitan translation of Hamlet, conceived and directed by Davide Iodice and produced by the Teatro Stabile di Napoli.

Attraverso lo studio dell’evoluzione del testo drammaturgico – tradotto, adattato, riscritto, modificato, tagliato – nella produzione dell’evento scenico, mi propongo di delineare i termini della relazione che si stabilisce tra Shakespeare, con il bagaglio di implicazioni letterarie e culturali che porta con sé, e gli artisti che ne recepiscono ed elaborano l’influenza nella loro opera. Attraverso il mio studio, indago la questione posta dall’interrogativo “Who owns Shakespeare?”, necessariamente stringente laddove si decida, come avvenuto nel contesto della produzione performativa e degli studi shakespeariani degli ultimi decenni, di approfondire le opere, la funzione e il capitale culturale dell’autore inglese a partire da prospettive critiche che lo interroghino anche in relazione a soggetti storicamente minoritari. Le esperienze selezionate in questa sede, infatti, sono state scelte perché accomunate, se pur con notevoli differenze reciproche, dalla categoria della marginalità. Come ambiti di approfondimento, sono stati scelti il teatro in carcere e il teatro con attori con disabilità, settori da poco considerati dagli studiosi shakespeariani nel nostro Paese e oggetto di un approfondimento scientifico di più lungo corso solo quando analizzati attraverso il filtro del teatro sociale. Inoltre, alcuni stimoli emersi durante la ricerca hanno contribuito a orientarla anche verso esperienze di traduzione e produzione teatrale in una lingua diversa dall’italiano standard. I due macro-ambiti individuati (teatro sociale e teatro dialettale) sono stati presi in considerazione singolarmente, con una descrizione generale e un’analisi più mirata relativa alla presenza shakespeariana. Il focus si è poi spostato sui casi-studio: Un'isola. Dalla mia finestra si vedono le montagne (2018), produzione basata su The Tempest e interpretata dai detenuti-attori del settore maschile del carcere di Vigevano; Otello Circus (2018), della compagnia La Ribalta/Accademia Arte della Diversità, messa in scena con attori con disabilità; Mal’essere (2017), una traduzione in napoletano contemporaneo di Hamlet, ideata e diretta da Davide Iodice e prodotta dal Teatro Stabile di Napoli.

Montorfano, B. (2022). Esperienze shakespeariane nel teatro italiano contemporaneo: forme, spazi e linguaggi del margine.

Esperienze shakespeariane nel teatro italiano contemporaneo: forme, spazi e linguaggi del margine

Montorfano, Beatrice
2022

Abstract

Attraverso lo studio dell’evoluzione del testo drammaturgico – tradotto, adattato, riscritto, modificato, tagliato – nella produzione dell’evento scenico, mi propongo di delineare i termini della relazione che si stabilisce tra Shakespeare, con il bagaglio di implicazioni letterarie e culturali che porta con sé, e gli artisti che ne recepiscono ed elaborano l’influenza nella loro opera. Attraverso il mio studio, indago la questione posta dall’interrogativo “Who owns Shakespeare?”, necessariamente stringente laddove si decida, come avvenuto nel contesto della produzione performativa e degli studi shakespeariani degli ultimi decenni, di approfondire le opere, la funzione e il capitale culturale dell’autore inglese a partire da prospettive critiche che lo interroghino anche in relazione a soggetti storicamente minoritari. Le esperienze selezionate in questa sede, infatti, sono state scelte perché accomunate, se pur con notevoli differenze reciproche, dalla categoria della marginalità. Come ambiti di approfondimento, sono stati scelti il teatro in carcere e il teatro con attori con disabilità, settori da poco considerati dagli studiosi shakespeariani nel nostro Paese e oggetto di un approfondimento scientifico di più lungo corso solo quando analizzati attraverso il filtro del teatro sociale. Inoltre, alcuni stimoli emersi durante la ricerca hanno contribuito a orientarla anche verso esperienze di traduzione e produzione teatrale in una lingua diversa dall’italiano standard. I due macro-ambiti individuati (teatro sociale e teatro dialettale) sono stati presi in considerazione singolarmente, con una descrizione generale e un’analisi più mirata relativa alla presenza shakespeariana. Il focus si è poi spostato sui casi-studio: Un'isola. Dalla mia finestra si vedono le montagne (2018), produzione basata su The Tempest e interpretata dai detenuti-attori del settore maschile del carcere di Vigevano; Otello Circus (2018), della compagnia La Ribalta/Accademia Arte della Diversità, messa in scena con attori con disabilità; Mal’essere (2017), una traduzione in napoletano contemporaneo di Hamlet, ideata e diretta da Davide Iodice e prodotta dal Teatro Stabile di Napoli.
Montorfano, B. (2022). Esperienze shakespeariane nel teatro italiano contemporaneo: forme, spazi e linguaggi del margine.
Montorfano, Beatrice
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11365/1216014