Nel saggio si propongono alcune storie di morte, percosse e sopraffazione che hanno coinvolto donne, famiglie, comunità dell’Italia medievale. L’intento è quello di presentare materiali che aiutino a illuminare alcune tra le dinamiche e le motivazioni (sociali, economiche o culturali) che hanno generato le varie forme di violenza o che hanno portato ad accettarle socialmente (e legalmente) e individualmente. Due percorsi di lettura. Il primo è rappresentato dalla violenza consumata sui corpi e sulle coscienze, e dai comportamenti, individuali e comunitari, originati dalla paura, dalla vergogna, dal senso dell’onore. Il secondo riguarda alcuni dei modi in cui la violenza - fisica, psicologia, economica - incide sui destini individuali. Le fonti sono di varia tipologia (normative, cronachistiche, deliberative, iconografiche) anche se è sul terreno giudiziario che si è giocata la maggior parte delle battaglie che hanno concretamente deciso le sorti, non solo processuali, di tanti degli individui coinvolti nella violenza, donne, ma anche aggressori o familiari delle une e degli altri. Un’attenzione particolare dedicherò a certe parole alle quali la gente del tempo affidò il racconto della violenza e a gesti forti che la documentazione descrive e che a loro volta rimandano a complesse emozioni da vulnerabilità sociale (quali la vergogna, la caduta dell’autostima, il desiderio di vendetta, il disprezzo). Le dinamiche dei protagonisti vengono perciò inserite, per quanto possibile, all’interno del gruppo (sia la famiglia di origine o la coppia o anche il contesto sociale, culturale e normativo) in cui vivono e con il quale interagiscono con segni, significati affettivi e regole

Piccinni, G. (2018). Storie di corpi e di destini. In F.F. Anna Esposito (a cura di), Violenza alle donne. Una prospettiva medievale (pp. 153-177). Bologna : il Mulino.

Storie di corpi e di destini

Gabriella Piccinni
2018

Abstract

Nel saggio si propongono alcune storie di morte, percosse e sopraffazione che hanno coinvolto donne, famiglie, comunità dell’Italia medievale. L’intento è quello di presentare materiali che aiutino a illuminare alcune tra le dinamiche e le motivazioni (sociali, economiche o culturali) che hanno generato le varie forme di violenza o che hanno portato ad accettarle socialmente (e legalmente) e individualmente. Due percorsi di lettura. Il primo è rappresentato dalla violenza consumata sui corpi e sulle coscienze, e dai comportamenti, individuali e comunitari, originati dalla paura, dalla vergogna, dal senso dell’onore. Il secondo riguarda alcuni dei modi in cui la violenza - fisica, psicologia, economica - incide sui destini individuali. Le fonti sono di varia tipologia (normative, cronachistiche, deliberative, iconografiche) anche se è sul terreno giudiziario che si è giocata la maggior parte delle battaglie che hanno concretamente deciso le sorti, non solo processuali, di tanti degli individui coinvolti nella violenza, donne, ma anche aggressori o familiari delle une e degli altri. Un’attenzione particolare dedicherò a certe parole alle quali la gente del tempo affidò il racconto della violenza e a gesti forti che la documentazione descrive e che a loro volta rimandano a complesse emozioni da vulnerabilità sociale (quali la vergogna, la caduta dell’autostima, il desiderio di vendetta, il disprezzo). Le dinamiche dei protagonisti vengono perciò inserite, per quanto possibile, all’interno del gruppo (sia la famiglia di origine o la coppia o anche il contesto sociale, culturale e normativo) in cui vivono e con il quale interagiscono con segni, significati affettivi e regole
9788815274380
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11365/1034026