Il contributo ha origine dal restauro del Calice realizzato dal senese Guccio di Mannaia per Niccolò IV (1288-1292), effettuato (2013) nel Laboratorio di Restauro Metalli e Ceramiche dei Musei Vaticani: opportunità incredibile per riflettere ancora una volta su un oggetto tanto complesso e ricco di molteplici implicazioni. Si è scelto di non trascurare nessun aspetto dell'opera analizzata ex novo - avendo a disposizione una documentazione fotografica assolutamente eccezionale - nel contesto della ricca produzione orafa senese della seconda metà del Duecento. Si è presa perciò in considerazione la figura del committente al quale si lega il programma iconografico sul quale ci si sofferma in modo analitico; si avanzano nuove considerazioni circa la possibile formazione di Guccio a Siena e ipotesi su come l'orafo abbia potuto maturare l'idea di una tecnica tanto difficile come quella dello smalto traslucido su bassorilievo d'argento mettendo in evidenza la sua esperienza maturata nell'intaglio di sigilli. Inoltre, sempre per quanto concerne la tecnica, l'esame delle placchette, effettuato con i mezzi del Laboratorio dei Musei Vaticani, ha consentito nuove osservazioni, illuminanti per comprendere la personalità del grande orafo. Si ribadisce che la conoscenza della cultura gotica transalpina - opportunamente indagata - rende straordinariamente significativi gli smalti del calice di Niccolò IV anche in relazione alla coeva produzione pittorica. Il contributo è corredato di un'appendice documentaria con i documenti relativi a Guccio di Mannaia e alla sua famiglia.

Cioni, E. (2014). Guccio di Mannaia e l'oreficeria senese del XIII secolo. In Il Calice di Guccio di Mannaia nel Tesoro della Basilica di San Francesco ad Assisi. Storia e restauro (pp. 17-105). Città del Vaticano : Edizioni Musei Vaticani.

Guccio di Mannaia e l'oreficeria senese del XIII secolo

CIONI, ELISABETTA
2014

Abstract

Il contributo ha origine dal restauro del Calice realizzato dal senese Guccio di Mannaia per Niccolò IV (1288-1292), effettuato (2013) nel Laboratorio di Restauro Metalli e Ceramiche dei Musei Vaticani: opportunità incredibile per riflettere ancora una volta su un oggetto tanto complesso e ricco di molteplici implicazioni. Si è scelto di non trascurare nessun aspetto dell'opera analizzata ex novo - avendo a disposizione una documentazione fotografica assolutamente eccezionale - nel contesto della ricca produzione orafa senese della seconda metà del Duecento. Si è presa perciò in considerazione la figura del committente al quale si lega il programma iconografico sul quale ci si sofferma in modo analitico; si avanzano nuove considerazioni circa la possibile formazione di Guccio a Siena e ipotesi su come l'orafo abbia potuto maturare l'idea di una tecnica tanto difficile come quella dello smalto traslucido su bassorilievo d'argento mettendo in evidenza la sua esperienza maturata nell'intaglio di sigilli. Inoltre, sempre per quanto concerne la tecnica, l'esame delle placchette, effettuato con i mezzi del Laboratorio dei Musei Vaticani, ha consentito nuove osservazioni, illuminanti per comprendere la personalità del grande orafo. Si ribadisce che la conoscenza della cultura gotica transalpina - opportunamente indagata - rende straordinariamente significativi gli smalti del calice di Niccolò IV anche in relazione alla coeva produzione pittorica. Il contributo è corredato di un'appendice documentaria con i documenti relativi a Guccio di Mannaia e alla sua famiglia.
978-88-8271-330-0
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