La collaborazione tra la Regione Toscana e il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Siena è nata con l’obiettivo di definire il contributo che le conoscenze scientifiche attuali possono dare alla difesa dal pericolo terremoto in Toscana. Siccome i terremoti non sono fenomeni casuali ma hanno una stretta connessione con la progressiva deformazione del territorio in risposta alle forze tettoniche, la prima fase di ricerca è stata dedicata a sviluppare una profonda comprensione del quadro geodinamico dell’area mediterranea centrale e delle deformazioni che esso induce nella catena appenninica, con particolare riferimento alla sua parte settentrionale. I risultati di questa indagine, che ha permesso di riconoscere i processi tettonici responsabili dell’attività sismica in Toscana, sono descritti nella prima pubblicazione di questo progetto (Mantovani et alii, 2011): Le conoscenze acquisite hanno costituito un elemento essenziale per il raggiungimento degli obiettivi successivi: la definizione della pericolosità sismica in Toscana e il riconoscimento delle zone più esposte alle prossime scosse forti. Nei precedenti tentativi la stima della pericolosità sismica è stata prevalentemente effettuata con procedure statistiche, ma, come già discusso ampiamente da Mantovani et alii (2011), questo tipo di metodologia ha scarse possibilità di fornire risultati realistici, in quanto si basa su presupposti non compatibili con i processi fisici che generano i terremoti. Gli effetti di questa incongruenza si sono manifestati in occasione dei terremoti più forti avvenuti negli ultimi decenni iItalia e nel mondo. Per superare questo problema, abbiamo deciso di adottare una procedura alternativa, capace di sfruttare in modo più efficace e plausibile sia le informazioni disponibili sul grado di danneggiamento (intensità macrosismica) che le conoscenze acquisite sull’assetto tettonico nella zona in esame. Il concetto che sta alla base del nostro approccio è che la storia sismica conosciuta non può essere considerata un campione rappresentativo dell’attività sismica futura nella zona esaminata, in quanto i terremoti di cui abbiamo notizia sono solo una piccola parte di quelli avvenuti durante l’evoluzione geologica dell’Appennino settentrionale. Quindi, è necessario considerare la possibilità che altre scosse intense si verifichino in zone non colpite in precedenza, un’eventualità consistente con il fatto che molto raramente le scosse storiche hanno insistito sulla stessa faglia. Sulla base di questa premessa, riteniamo che una stima realistica della pericolosità debba tenere conto, oltre che della sismicità passata, anche dell’assetto tettonico, da cui è possibile evincere quali sono le zone deboli del sistema, dove ulteriori fratture potrebbero verificarsi. Il risultato di questa procedura è rappresentato da una mappa delle intensità massime attese per ogni comune della Toscana, che rappresenta l’informazione minima di base per decidere le norme tecniche da adottare per la costruzione dei manufatti. Questa informazione, una volta tradotta in termini di scuotimento atteso, potrà poi essere integrata dallo studio della risposta sismica delle strutture geologiche locali e degli edifici presenti. La disponibilità di conoscenze molto avanzate sull’assetto sismotettonico dell’area in esame e sugli effetti dei terremoti forti, acquisite recentemente dal gruppo di ricerca dell’Università di Siena, ha poi permesso di esplorare una possibilità mai considerata in precedenza, cioè quella di riconoscere le zone sismiche toscane dove si ritiene più probabile la localizzazione delle prossime scosse forti. Questa prospettiva è basata sul fatto largamente riconosciuto che la distribuzione spazio-temporale dei terremoti forti è strettamente legata al progressivo sviluppo dei processi tettonici, che subiscono notevoli accelerazioni dopo ogni scossa intensa (rilassamento postsismico). Quindi, dove queste conoscenze sono disponibili è possibile tentare di individuare quale zona sarà colpita dalle prossime scosse distruttive. Per dimostrare la plausibilità di questo approccio, il presente volume descrive i casi in cui il 7 fenomeno in oggetto ha manifestato i suoi effetti sulla distribuzione di terremoti forti nell’area mediterranea centrale e in particolare nella catena appenninica. Utilizzando le casistiche individuate e le conoscenze acquisite sulle caratteristiche del fenomeno considerato, abbiamo tentato di riconoscere dove può essere conveniente concentrare le risorse attualmente disponibili per interventi di prevenzione. Per quanto la metodologia utilizzata sia affetta da incertezze, legate a vari fattori discussi nel testo, riteniamo che l’attendibilità delle previsioni tentate sia nettamente superiore rispetto a quella dei risultati ottenuti con le metodologie alternative finora utilizzate, come discusso da Mantovani et alii (2011).

Mantovani, E., Viti, M., Babbucci, D., Cenni, N., Tamburelli, C., Vannucchi, A., et al. (2012). Potenzialità sismica della Toscana e definizione di criteri di priorità per interventi di prevenzione. Firenze : Giunta Regionale Toscana.

Potenzialità sismica della Toscana e definizione di criteri di priorità per interventi di prevenzione

VITI, MARCELLO;
2012-01-01

Abstract

La collaborazione tra la Regione Toscana e il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Siena è nata con l’obiettivo di definire il contributo che le conoscenze scientifiche attuali possono dare alla difesa dal pericolo terremoto in Toscana. Siccome i terremoti non sono fenomeni casuali ma hanno una stretta connessione con la progressiva deformazione del territorio in risposta alle forze tettoniche, la prima fase di ricerca è stata dedicata a sviluppare una profonda comprensione del quadro geodinamico dell’area mediterranea centrale e delle deformazioni che esso induce nella catena appenninica, con particolare riferimento alla sua parte settentrionale. I risultati di questa indagine, che ha permesso di riconoscere i processi tettonici responsabili dell’attività sismica in Toscana, sono descritti nella prima pubblicazione di questo progetto (Mantovani et alii, 2011): Le conoscenze acquisite hanno costituito un elemento essenziale per il raggiungimento degli obiettivi successivi: la definizione della pericolosità sismica in Toscana e il riconoscimento delle zone più esposte alle prossime scosse forti. Nei precedenti tentativi la stima della pericolosità sismica è stata prevalentemente effettuata con procedure statistiche, ma, come già discusso ampiamente da Mantovani et alii (2011), questo tipo di metodologia ha scarse possibilità di fornire risultati realistici, in quanto si basa su presupposti non compatibili con i processi fisici che generano i terremoti. Gli effetti di questa incongruenza si sono manifestati in occasione dei terremoti più forti avvenuti negli ultimi decenni iItalia e nel mondo. Per superare questo problema, abbiamo deciso di adottare una procedura alternativa, capace di sfruttare in modo più efficace e plausibile sia le informazioni disponibili sul grado di danneggiamento (intensità macrosismica) che le conoscenze acquisite sull’assetto tettonico nella zona in esame. Il concetto che sta alla base del nostro approccio è che la storia sismica conosciuta non può essere considerata un campione rappresentativo dell’attività sismica futura nella zona esaminata, in quanto i terremoti di cui abbiamo notizia sono solo una piccola parte di quelli avvenuti durante l’evoluzione geologica dell’Appennino settentrionale. Quindi, è necessario considerare la possibilità che altre scosse intense si verifichino in zone non colpite in precedenza, un’eventualità consistente con il fatto che molto raramente le scosse storiche hanno insistito sulla stessa faglia. Sulla base di questa premessa, riteniamo che una stima realistica della pericolosità debba tenere conto, oltre che della sismicità passata, anche dell’assetto tettonico, da cui è possibile evincere quali sono le zone deboli del sistema, dove ulteriori fratture potrebbero verificarsi. Il risultato di questa procedura è rappresentato da una mappa delle intensità massime attese per ogni comune della Toscana, che rappresenta l’informazione minima di base per decidere le norme tecniche da adottare per la costruzione dei manufatti. Questa informazione, una volta tradotta in termini di scuotimento atteso, potrà poi essere integrata dallo studio della risposta sismica delle strutture geologiche locali e degli edifici presenti. La disponibilità di conoscenze molto avanzate sull’assetto sismotettonico dell’area in esame e sugli effetti dei terremoti forti, acquisite recentemente dal gruppo di ricerca dell’Università di Siena, ha poi permesso di esplorare una possibilità mai considerata in precedenza, cioè quella di riconoscere le zone sismiche toscane dove si ritiene più probabile la localizzazione delle prossime scosse forti. Questa prospettiva è basata sul fatto largamente riconosciuto che la distribuzione spazio-temporale dei terremoti forti è strettamente legata al progressivo sviluppo dei processi tettonici, che subiscono notevoli accelerazioni dopo ogni scossa intensa (rilassamento postsismico). Quindi, dove queste conoscenze sono disponibili è possibile tentare di individuare quale zona sarà colpita dalle prossime scosse distruttive. Per dimostrare la plausibilità di questo approccio, il presente volume descrive i casi in cui il 7 fenomeno in oggetto ha manifestato i suoi effetti sulla distribuzione di terremoti forti nell’area mediterranea centrale e in particolare nella catena appenninica. Utilizzando le casistiche individuate e le conoscenze acquisite sulle caratteristiche del fenomeno considerato, abbiamo tentato di riconoscere dove può essere conveniente concentrare le risorse attualmente disponibili per interventi di prevenzione. Per quanto la metodologia utilizzata sia affetta da incertezze, legate a vari fattori discussi nel testo, riteniamo che l’attendibilità delle previsioni tentate sia nettamente superiore rispetto a quella dei risultati ottenuti con le metodologie alternative finora utilizzate, come discusso da Mantovani et alii (2011).
2012
Mantovani, E., Viti, M., Babbucci, D., Cenni, N., Tamburelli, C., Vannucchi, A., et al. (2012). Potenzialità sismica della Toscana e definizione di criteri di priorità per interventi di prevenzione. Firenze : Giunta Regionale Toscana.
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