In tempi come gli attuali, di guerra, di terrorismo e di grande conflittualità etnica e sociale, ci si interroga sempre più spesso sul contributo che la cultura e la scienza possono dare alla pace. Tuttavia, da questo importante dibattito non emerge con sufficiente chiarezza il ruolo concreto che possono svolgere le scienze umane e sociali, né le effettive possibilità di intervento oggi disponibili, al di là delle pure e semplici parole e delle buone intenzioni. Questo libro – e l’omonimo convegno di cui raccoglie gli atti – intende dare un contributo in tal senso, facendo il punto della situazione in merito alle conoscenze teoriche, alle ricerche, alle esperienze operative e alle metodologie per la prevenzione, la mediazione e la risoluzione pacifica dei conflitti. Ciò con riferimento ai diversi livelli e ai diversi contesti in cui i conflitti si possono manifestare: da quelli micro e meso-sociali (le relazioni interpersonali, i gruppi, le organizzazioni) fino a quelli macrosociali e planetari (le relazioni tra culture, etnie, stati). Due in particolare sono gli aspetti distintivi di questo contributo: l’interdisciplinarietà e l’approccio incentrato sulla comunicazione. Grazie al primo aspetto - ancora marginale nel panorama scientifico italiano – è stato possibile riunire e far dialogare costruttivamente oltre 50 studiosi ed esperti , provenienti da campi disciplinari e professionali molto diversificati: sociologi, psicologi, antropologi, medici, avvocati, consulenti aziendali e formatori. Il secondo aspetto - l’approccio incentrato sulla comunicazione - ha agito poi da polarizzatore, fornendo ai diversi punti di vista e modelli concettuali una comune cornice di riferimento, caratterizzata da una focalizzazione sulle relazioni e sui processi piuttosto che sui soggetti e sulle loro caratteristiche individuali – insomma una cornice che potremmo definire olistica. La rilevanza della comunicazione nella genesi ed evoluzione dei conflitti è emersa sotto due profili interdipendenti: 1) il ruolo degenerativo che essa svolge se quantitativamente carente o qualitativamente male impostata; 2) il ruolo preventivo e “terapeutico” (o “trasformativo”) della comunicazione quando è abbondante e ben impostata. Il libro rispecchia fedelmente la struttura del convegno, ed è articolato in 5 sessioni, una introduttiva e di scenario e 4 ulteriori sessioni incentrate su specifiche aree tematiche, come di seguito elencato: I – Temi, problemi e scenari II - La risoluzione pacifica dei conflitti: studi, tecniche ed esperienze III - L'educazione alla comunicazione e alle relazioni interpersonali nella scuola, nell'università, nella formazione. IV - Relazioni e forme di comunicazione interna ed esterna nelle organizzazioni. V - Il ruolo dei media: operatori di pace o amplificatori della conflittualità?

Cheli, E. (a cura di). (2003). La comunicazione come antidoto ai conflitti. Dalle relazioni interpersonali alle dinamiche macrosociali. CAGLIARI : Punto di fuga.

La comunicazione come antidoto ai conflitti. Dalle relazioni interpersonali alle dinamiche macrosociali

CHELI, ENRICO
2003

Abstract

In tempi come gli attuali, di guerra, di terrorismo e di grande conflittualità etnica e sociale, ci si interroga sempre più spesso sul contributo che la cultura e la scienza possono dare alla pace. Tuttavia, da questo importante dibattito non emerge con sufficiente chiarezza il ruolo concreto che possono svolgere le scienze umane e sociali, né le effettive possibilità di intervento oggi disponibili, al di là delle pure e semplici parole e delle buone intenzioni. Questo libro – e l’omonimo convegno di cui raccoglie gli atti – intende dare un contributo in tal senso, facendo il punto della situazione in merito alle conoscenze teoriche, alle ricerche, alle esperienze operative e alle metodologie per la prevenzione, la mediazione e la risoluzione pacifica dei conflitti. Ciò con riferimento ai diversi livelli e ai diversi contesti in cui i conflitti si possono manifestare: da quelli micro e meso-sociali (le relazioni interpersonali, i gruppi, le organizzazioni) fino a quelli macrosociali e planetari (le relazioni tra culture, etnie, stati). Due in particolare sono gli aspetti distintivi di questo contributo: l’interdisciplinarietà e l’approccio incentrato sulla comunicazione. Grazie al primo aspetto - ancora marginale nel panorama scientifico italiano – è stato possibile riunire e far dialogare costruttivamente oltre 50 studiosi ed esperti , provenienti da campi disciplinari e professionali molto diversificati: sociologi, psicologi, antropologi, medici, avvocati, consulenti aziendali e formatori. Il secondo aspetto - l’approccio incentrato sulla comunicazione - ha agito poi da polarizzatore, fornendo ai diversi punti di vista e modelli concettuali una comune cornice di riferimento, caratterizzata da una focalizzazione sulle relazioni e sui processi piuttosto che sui soggetti e sulle loro caratteristiche individuali – insomma una cornice che potremmo definire olistica. La rilevanza della comunicazione nella genesi ed evoluzione dei conflitti è emersa sotto due profili interdipendenti: 1) il ruolo degenerativo che essa svolge se quantitativamente carente o qualitativamente male impostata; 2) il ruolo preventivo e “terapeutico” (o “trasformativo”) della comunicazione quando è abbondante e ben impostata. Il libro rispecchia fedelmente la struttura del convegno, ed è articolato in 5 sessioni, una introduttiva e di scenario e 4 ulteriori sessioni incentrate su specifiche aree tematiche, come di seguito elencato: I – Temi, problemi e scenari II - La risoluzione pacifica dei conflitti: studi, tecniche ed esperienze III - L'educazione alla comunicazione e alle relazioni interpersonali nella scuola, nell'università, nella formazione. IV - Relazioni e forme di comunicazione interna ed esterna nelle organizzazioni. V - Il ruolo dei media: operatori di pace o amplificatori della conflittualità?
9788887239218
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