E’ pensiero comune ormai che per ricostruire le articolate vicende culturali e artistiche di ogni complesso storico, sacro o profano, sia indispensabile considerare tutti quegli elementi necessari per ottenere un visione reale e completa del panorama artistico e, quindi, anche per la collegiata di Provenzano sarà necessario prendere in esame pure le così dette “Arti Minori”, oggi con più attenzione definite “applicate”. La ricerca è stata assai complessa: ricomporre infatti la storia di queste opere possedute dalla collegiata di Provenzano (come per tutte le chiese) è risultato assai difficoltoso, visto che quanto oggi si conserva, sebbene assai interessante, non è altro che una minima parte di quell’ingente patrimonio raccolto nel corso di circa tre secoli. Basti per questo prendere in esame l’immensa mole di documenti e memorie conservate nell’archivio della collegiata, testimoni di uno illustre passato. E riunire e ordinare, per la prima volta, quanto oggi rimasto è risultato comunque alquanto complesso e impegnativo. Nonostante queste problematiche, i manufatti che attualmente si conservano in chiesa, luogo di espressiva religiosità e venerazione popolare, costituiscono comunque un corpus assai rilevante e degno di attenzione, tra i più interessanti e preziosi della città di Siena. Tra le opere più interessanti analizzate da Torriti figura in primis la mostra dell’altare maggiore: Il primo di marzo del 1662 fu deliberato che con alcuni ex voto e altri argenti di proprietà della chiesa fosse realizzato un ornamento per l’altare maggiore dove era esposto appunto il tabernacolo della Vergine. Tale ornamento furono probabilmente quei «cinque angioli d’argento che stanno intorno al tabernacolo della SS. Vergine», ordinati tra il 1667 e il 1668 all’orefice senese Giovan Battista Querci. In seguito la mostra dell’altare fu impreziosita con le due statue, in lamina d’argento con anima di legno, rappresentanti san Bernardino e santa Caterina, entrambi inginocchiati al di sotto della Vergine. Orna la testa della Vergine ancora oggi una corona in oro offerta dal prestigioso Capitolo della Basilica Vaticana e posta sulla testa della Madonna dal Cardinale Flavio Chigi il primo novembre del 1681, si tratta di un bellissimo esemplare di manifattura romana. Lo stesso Cardinale Chigi, nipote di Papa Alessandro VII, fece omaggio alla collegiata, il primo luglio 1658, delle due lampade pensili che attualmente prendono posto davanti all’altare maggiore. I due manufatti, da ritenersi tra le opere più importanti e preziose custodite in Provenzano, sono in argento sbalzato, cesellato, traforato, inciso e fuso, e presentano al centro del corpo lo stemma Chigi. Sui pilastri del transetto prendono posto poi quattro angeli reggicandelabro in legno dorato, assai simili tra loro, poggianti su una mensola, rappresentati ad ali spiegate nel classico atteggiamento della ‘ponderatio’. Sono opera dello scultore e intagliatore senese Domenico Arrighetti detto “il Cavedone” (1562-1639), databili entro i primi decenni del XVII secolo. Al centro dell’altare prende posto poi uno splendido ciborio a forma di tempietto, in argento sbalzato, cesellato, parti in fusione e applicazioni in rame dorato, al centro figura lo sportello centinato sul quale è sbalzato il Cristo risorto. I documenti assegnano l’intera opera al maestro Sebastiano Campani Argentiere Senese, realizzata intorno al 1734. Tuttavia dai punzoni presenti nel solo sportello del ciborio risulta certo che Sebastiano Campani non poté essere l’esecutore del bellissimo Cristo dello sportellino, eseguito probabilmente da un altro orefice senese. Gli armadi custodiscono quindi i paramenti e le suppellettili liturgiche della collegiata. Tra queste, il più antico manufatto conservato attualmente in sacrestia sembra essere una pace in argento sbalzato e cesellato, attribuibile ad una bottega senese nei primi anni del XVII secolo, esposta pure nella Mostra dell’antica Arte Senese del 1904. Un altro splendido manufatto è il calice in argento dorato, custodito ancora oggi negli armadi della sacrestia, interamente decorato da filigrana d’argento dorata, trafilata liscia, applicata a giorno e granati rossi sfaccettati. Il calice fu mandato da Monsignor Flaminio Del Taia al suo nipote Sig.Lelio perché ne facesse dono alla collegiata di Provenzano. E’ un’opera di manifattura siciliana, probabilmente Messinese, dei primi decenni del Seicento.

Torriti, P. (2008). "Ori, arienti, legni et altri istrumenti". Le Arti Minori in Santa Maria in Provenzano. In La Collegiata di Santa Maria in Provenzano (pp. 83-104). Siena : Arti Grafiche Ticci.

"Ori, arienti, legni et altri istrumenti". Le Arti Minori in Santa Maria in Provenzano

TORRITI, PAOLO
2008

Abstract

E’ pensiero comune ormai che per ricostruire le articolate vicende culturali e artistiche di ogni complesso storico, sacro o profano, sia indispensabile considerare tutti quegli elementi necessari per ottenere un visione reale e completa del panorama artistico e, quindi, anche per la collegiata di Provenzano sarà necessario prendere in esame pure le così dette “Arti Minori”, oggi con più attenzione definite “applicate”. La ricerca è stata assai complessa: ricomporre infatti la storia di queste opere possedute dalla collegiata di Provenzano (come per tutte le chiese) è risultato assai difficoltoso, visto che quanto oggi si conserva, sebbene assai interessante, non è altro che una minima parte di quell’ingente patrimonio raccolto nel corso di circa tre secoli. Basti per questo prendere in esame l’immensa mole di documenti e memorie conservate nell’archivio della collegiata, testimoni di uno illustre passato. E riunire e ordinare, per la prima volta, quanto oggi rimasto è risultato comunque alquanto complesso e impegnativo. Nonostante queste problematiche, i manufatti che attualmente si conservano in chiesa, luogo di espressiva religiosità e venerazione popolare, costituiscono comunque un corpus assai rilevante e degno di attenzione, tra i più interessanti e preziosi della città di Siena. Tra le opere più interessanti analizzate da Torriti figura in primis la mostra dell’altare maggiore: Il primo di marzo del 1662 fu deliberato che con alcuni ex voto e altri argenti di proprietà della chiesa fosse realizzato un ornamento per l’altare maggiore dove era esposto appunto il tabernacolo della Vergine. Tale ornamento furono probabilmente quei «cinque angioli d’argento che stanno intorno al tabernacolo della SS. Vergine», ordinati tra il 1667 e il 1668 all’orefice senese Giovan Battista Querci. In seguito la mostra dell’altare fu impreziosita con le due statue, in lamina d’argento con anima di legno, rappresentanti san Bernardino e santa Caterina, entrambi inginocchiati al di sotto della Vergine. Orna la testa della Vergine ancora oggi una corona in oro offerta dal prestigioso Capitolo della Basilica Vaticana e posta sulla testa della Madonna dal Cardinale Flavio Chigi il primo novembre del 1681, si tratta di un bellissimo esemplare di manifattura romana. Lo stesso Cardinale Chigi, nipote di Papa Alessandro VII, fece omaggio alla collegiata, il primo luglio 1658, delle due lampade pensili che attualmente prendono posto davanti all’altare maggiore. I due manufatti, da ritenersi tra le opere più importanti e preziose custodite in Provenzano, sono in argento sbalzato, cesellato, traforato, inciso e fuso, e presentano al centro del corpo lo stemma Chigi. Sui pilastri del transetto prendono posto poi quattro angeli reggicandelabro in legno dorato, assai simili tra loro, poggianti su una mensola, rappresentati ad ali spiegate nel classico atteggiamento della ‘ponderatio’. Sono opera dello scultore e intagliatore senese Domenico Arrighetti detto “il Cavedone” (1562-1639), databili entro i primi decenni del XVII secolo. Al centro dell’altare prende posto poi uno splendido ciborio a forma di tempietto, in argento sbalzato, cesellato, parti in fusione e applicazioni in rame dorato, al centro figura lo sportello centinato sul quale è sbalzato il Cristo risorto. I documenti assegnano l’intera opera al maestro Sebastiano Campani Argentiere Senese, realizzata intorno al 1734. Tuttavia dai punzoni presenti nel solo sportello del ciborio risulta certo che Sebastiano Campani non poté essere l’esecutore del bellissimo Cristo dello sportellino, eseguito probabilmente da un altro orefice senese. Gli armadi custodiscono quindi i paramenti e le suppellettili liturgiche della collegiata. Tra queste, il più antico manufatto conservato attualmente in sacrestia sembra essere una pace in argento sbalzato e cesellato, attribuibile ad una bottega senese nei primi anni del XVII secolo, esposta pure nella Mostra dell’antica Arte Senese del 1904. Un altro splendido manufatto è il calice in argento dorato, custodito ancora oggi negli armadi della sacrestia, interamente decorato da filigrana d’argento dorata, trafilata liscia, applicata a giorno e granati rossi sfaccettati. Il calice fu mandato da Monsignor Flaminio Del Taia al suo nipote Sig.Lelio perché ne facesse dono alla collegiata di Provenzano. E’ un’opera di manifattura siciliana, probabilmente Messinese, dei primi decenni del Seicento.
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