La riforma della disciplina del lavoro pubblico intervenuta nel 2009 (l.30/2009; d.lgs.150/2009) ha inciso significativamente anche sui poteri e sulla responsabilità della dirigenza nella gestione dei rapporti di lavoro. Il legislatore conferma e rafforza l’attribuzione al dirigente pubblico delle <<capacità e poteri del privato datore di lavoro>>, ampliando la fera dei compiti dei poteri che riguardano in modo diretto o indiretto la gestione del personale, ma le modalità con cui si persegue l’obiettivo di rendere effettivamente dinamica, flessibile e autonoma l’azione della dirigenza non paiono coerenti ed efficaci. L’analisi critica di tali innovazioni è svolta evidenziando le incongruenze sotto vari profili, ma concentrando l’attenzione sulla scelta di condizionare l’azione dirigenziale con una rete di stringenti vincoli legislativi che rendono etero diretto e obbligatorio, a pena di sanzione, l’esercizio dei poteri datoriali. Si valuta l’efficacia della nuova tecnica regolativa e si riflette sulla sua incidenza sul rapporto di lavoro del dirigente in relazione all’oggetto del contratto e alle responsabilità; si confuta altresì la prospettata opzione interpretativa secondo cui il nuovo modello comporterebbe un ritorno al regime pubblicistico (in generale e con specifico riferimento alla nuova regolazione del potere disciplinare).

Borgogelli, F. (2011). I poteri della dirigenza pubblica nella disciplina dei rapporti di lavoro: le novità e i problemi. In La riforma dell'impiego nelle pubbliche amministrazioni (L. 15/2009 e D.Lgs. 150/2009) (pp. 95-128). Napoli : Jovene.

I poteri della dirigenza pubblica nella disciplina dei rapporti di lavoro: le novità e i problemi

BORGOGELLI, FRANCA
2011

Abstract

La riforma della disciplina del lavoro pubblico intervenuta nel 2009 (l.30/2009; d.lgs.150/2009) ha inciso significativamente anche sui poteri e sulla responsabilità della dirigenza nella gestione dei rapporti di lavoro. Il legislatore conferma e rafforza l’attribuzione al dirigente pubblico delle <>, ampliando la fera dei compiti dei poteri che riguardano in modo diretto o indiretto la gestione del personale, ma le modalità con cui si persegue l’obiettivo di rendere effettivamente dinamica, flessibile e autonoma l’azione della dirigenza non paiono coerenti ed efficaci. L’analisi critica di tali innovazioni è svolta evidenziando le incongruenze sotto vari profili, ma concentrando l’attenzione sulla scelta di condizionare l’azione dirigenziale con una rete di stringenti vincoli legislativi che rendono etero diretto e obbligatorio, a pena di sanzione, l’esercizio dei poteri datoriali. Si valuta l’efficacia della nuova tecnica regolativa e si riflette sulla sua incidenza sul rapporto di lavoro del dirigente in relazione all’oggetto del contratto e alle responsabilità; si confuta altresì la prospettata opzione interpretativa secondo cui il nuovo modello comporterebbe un ritorno al regime pubblicistico (in generale e con specifico riferimento alla nuova regolazione del potere disciplinare).
9788824320429
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