Nell’arco dell’ultimo cinquantennio, gli storici del pensiero politico in Italia hanno concentrato la propria attenzione sulle ‘forme di governo’, raccogliendo indicazioni euristiche fondamentali soprattutto dalla fertile combinazione delle tipologie concettuali di maestri come Norberto Bobbio con l’approccio storico, filologico e contestuale agli scrittori politici consegnatoci da capiscuola del calibro di Rodolfo De Mattei, Luigi Firpo e Salvo Mastellone. Nell’alveo di tale filone principale, l’assai piu` recente, innovativo innesto delle tematiche della ‘classe politica’, della ‘classe dominante’ (ruling class, herrschende Klasse) e delle ‘élites’ risale all’incontro quanto mai fecondo con studiosi di scienza politica come Giorgio Sola. Proprio alla lezione del compianto amico e collega Sola devo gli ulteriori stimoli a ricostruire teoricamente e ad inquadrare storicamente la terminologia della ‘classe dominante’ nelle sue origini e tradizioni lessicali inerenti ai differenti contesti scientifico-culturali nazionali, la sua estensione numerica e l’interna composizione, le sue caratteristiche socio-economiche e le sue prerogative intellettuali e morali, il suo sistema di formazione, selezione e reclutamento, le sue molteplici articolazioni, stratificazioni gerarchiche e forme di organizzazione, i distinti gradi di unione/divisione, di omogeneità/eterogeneità delle sue singole componenti, gli strumenti istituzionali, le pratiche di gestione e le modalità di distribuzione del potere al suo interno, le diverse formule di legittimazione del proprio ruolo. Particolarmente ricca di implicazioni si è rivelata la preoccupazione metodologica di distinguere rigorosamente nella loro determinatezza concettuale, e nei loro reciproci nessi problematici in ciascun autore, il piano della ‘descrizione’ realistica – e la sua sedimentazione in teoria – della classe dominante quale essa si era venuta configurando di fatto nello spazio e nel tempo storico dello specifico contesto politico-statuale e socio- culturale tedesco dell’Ottocento, e il piano della ‘prescrizione’ ideale – la dottrina – di come la classe dominante avrebbe dovuto sviluppare ed esplicitare le proprie qualità tipiche in funzione dei suoi peculiari criteri di valore e compiti strategici. La potente sottolineatura in Treitschke, nel 1871-1875, della permanente «articolazione aristocratica della società connessa al matrimonio, alla proprietà» e alla «divisione del lavoro intellettuale e manuale» quale costante ineliminabile dell’intera «storia dell’umanità», portava il pensatore nazional-liberale tedesco a fornire, un decennio prima della 'Teorica dei governi' (1884) di Gaetano Mosca, un’efficace enunciazione del paradigma gerarchico-elitistico ‘classico’ che forma il presupposto logico-storico della ‘dottrina della classe politica’: il dato ‘intramontabile’ del predominio sociale, politico e intellettuale di una minoranza, organizzata in classe dominante, sulla rimanente massa, la «maggioranza degli uomini dedita agli scopi inferiori dell’economia, al lavoro pesante». Analogamente, la presente ricerca ha consentito di misurare l’acutezza dello sguardo di Schmoller, il quale sin dal 1874 aveva rilevato con preoccupazione crescente le ardue implicazioni problematiche, ormai ineludibili, connesse all’emergere di un’élite contrapposta alle «classi dominanti» tedesche dell’epoca, costituita da una cerchia di «capi operai», militanti ed esponenti della socialdemocrazia. Nei suoi interventi successivi, il caposcuola del ‘socialismo della cattedra’ tedesco avrebbe richiamato con insistenza i 'pericoli' della nascente élite sindacale e politica socialdemocratica, la quale mirava al «dominio di classe del ceto operaio». Essa si presentava, infatti, come concorrente potenziale di quella aristocrazia spirituale di "staatswissenschaftliche Gelehrte" e di " Beamten" riformatori, emblematizzata dal Verein fuer Sozialpolitik, la quale avrebbe dovuto – nella visione neoplatonica di Schomoller - consolidarsi quale "aristocrazia della cultura e dello spirito" alla direzione del Kaiserreich bismarckiano-guglielmino.

Amato, S. (2008). La delegittimazione della classe politica parlamentare nell'elitismo tedesco: l'aristocrazia dei Gelehrte in Treitschke e Schmoller. In Classe dominante, classe politica ed élites negli scrittori politici dell'Ottocento e del Novecento. A cura di Sergio Amato. Vol. I. (pp. 607-651). FIRENZE : Centro Editoriale Toscano, 2008.

La delegittimazione della classe politica parlamentare nell'elitismo tedesco: l'aristocrazia dei Gelehrte in Treitschke e Schmoller

AMATO, SERGIO
2008-01-01

Abstract

Nell’arco dell’ultimo cinquantennio, gli storici del pensiero politico in Italia hanno concentrato la propria attenzione sulle ‘forme di governo’, raccogliendo indicazioni euristiche fondamentali soprattutto dalla fertile combinazione delle tipologie concettuali di maestri come Norberto Bobbio con l’approccio storico, filologico e contestuale agli scrittori politici consegnatoci da capiscuola del calibro di Rodolfo De Mattei, Luigi Firpo e Salvo Mastellone. Nell’alveo di tale filone principale, l’assai piu` recente, innovativo innesto delle tematiche della ‘classe politica’, della ‘classe dominante’ (ruling class, herrschende Klasse) e delle ‘élites’ risale all’incontro quanto mai fecondo con studiosi di scienza politica come Giorgio Sola. Proprio alla lezione del compianto amico e collega Sola devo gli ulteriori stimoli a ricostruire teoricamente e ad inquadrare storicamente la terminologia della ‘classe dominante’ nelle sue origini e tradizioni lessicali inerenti ai differenti contesti scientifico-culturali nazionali, la sua estensione numerica e l’interna composizione, le sue caratteristiche socio-economiche e le sue prerogative intellettuali e morali, il suo sistema di formazione, selezione e reclutamento, le sue molteplici articolazioni, stratificazioni gerarchiche e forme di organizzazione, i distinti gradi di unione/divisione, di omogeneità/eterogeneità delle sue singole componenti, gli strumenti istituzionali, le pratiche di gestione e le modalità di distribuzione del potere al suo interno, le diverse formule di legittimazione del proprio ruolo. Particolarmente ricca di implicazioni si è rivelata la preoccupazione metodologica di distinguere rigorosamente nella loro determinatezza concettuale, e nei loro reciproci nessi problematici in ciascun autore, il piano della ‘descrizione’ realistica – e la sua sedimentazione in teoria – della classe dominante quale essa si era venuta configurando di fatto nello spazio e nel tempo storico dello specifico contesto politico-statuale e socio- culturale tedesco dell’Ottocento, e il piano della ‘prescrizione’ ideale – la dottrina – di come la classe dominante avrebbe dovuto sviluppare ed esplicitare le proprie qualità tipiche in funzione dei suoi peculiari criteri di valore e compiti strategici. La potente sottolineatura in Treitschke, nel 1871-1875, della permanente «articolazione aristocratica della società connessa al matrimonio, alla proprietà» e alla «divisione del lavoro intellettuale e manuale» quale costante ineliminabile dell’intera «storia dell’umanità», portava il pensatore nazional-liberale tedesco a fornire, un decennio prima della 'Teorica dei governi' (1884) di Gaetano Mosca, un’efficace enunciazione del paradigma gerarchico-elitistico ‘classico’ che forma il presupposto logico-storico della ‘dottrina della classe politica’: il dato ‘intramontabile’ del predominio sociale, politico e intellettuale di una minoranza, organizzata in classe dominante, sulla rimanente massa, la «maggioranza degli uomini dedita agli scopi inferiori dell’economia, al lavoro pesante». Analogamente, la presente ricerca ha consentito di misurare l’acutezza dello sguardo di Schmoller, il quale sin dal 1874 aveva rilevato con preoccupazione crescente le ardue implicazioni problematiche, ormai ineludibili, connesse all’emergere di un’élite contrapposta alle «classi dominanti» tedesche dell’epoca, costituita da una cerchia di «capi operai», militanti ed esponenti della socialdemocrazia. Nei suoi interventi successivi, il caposcuola del ‘socialismo della cattedra’ tedesco avrebbe richiamato con insistenza i 'pericoli' della nascente élite sindacale e politica socialdemocratica, la quale mirava al «dominio di classe del ceto operaio». Essa si presentava, infatti, come concorrente potenziale di quella aristocrazia spirituale di "staatswissenschaftliche Gelehrte" e di " Beamten" riformatori, emblematizzata dal Verein fuer Sozialpolitik, la quale avrebbe dovuto – nella visione neoplatonica di Schomoller - consolidarsi quale "aristocrazia della cultura e dello spirito" alla direzione del Kaiserreich bismarckiano-guglielmino.
9788879572750
Amato, S. (2008). La delegittimazione della classe politica parlamentare nell'elitismo tedesco: l'aristocrazia dei Gelehrte in Treitschke e Schmoller. In Classe dominante, classe politica ed élites negli scrittori politici dell'Ottocento e del Novecento. A cura di Sergio Amato. Vol. I. (pp. 607-651). FIRENZE : Centro Editoriale Toscano, 2008.
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