La presente ricerca ricostruisce gli elementi singolari di analogia tra il compito cruciale assegnato nel 1871-1874 da Treitschke al ceto dirigente statale prussiano-tedesco, a quel 'führender Stand' identificato nella 'élite' delle «teste più lucide della nazione tedesca», ed il ruolo strategico riconosciuto da Kautsky nel 1892 alla «élite proletaria» formata dalle «teste migliori della classe operaia». Pur nel contrasto profondo dei rispettivi universi metodico-concettuali e valoriali, tanto l’elitismo ‘aristocratico’ del primo quanto l’elitismo ‘democratico’ del secondo enfatizzavano la missione pedagogica fecondatrice di quel nucleo di ‘teste’ più ristretto, portatore di una visione ‘scientifica’ superiore del progresso etico-politico dell’umanità: l’educazione della ‘massa’ alla consapevolezza ‘attiva’ e ‘militante’, al senso generale, inizialmente irriflesso e confuso, del divenire storico-sociale. La potente sottolineatura treitschkiana della permanente «articolazione aristocratica della società connessa al matrimonio, alla proprietà» e alla «divisione del lavoro manuale e intellettuale» quale costante ineliminabile dell’intera «storia dell’umanità», portava il pensatore nazional-liberale tedesco a fornire, un decennio prima della 'Teorica dei governi' (1884) di Gaetano Mosca, un’efficace enunciazione del paradigma gerarchico-elitistico ‘classico’ della ‘dottrina della classe politica’: il dato ‘intramontabile’ del predominio sociale, politico e intellettuale di una minoranza, organizzata in "classe dominante", sulla rimanente massa, la «maggioranza degli uomini dedita agli scopi inferiori dell’economia, al lavoro pesante». Ebbene, anche il Kautsky del 1896 si sarebbe appellato alla «divisione del lavoro», la quale, tanto nell’ambito della «produzione sociale», quanto nell’«organizzazione di partito» e nella «lotta sociale» e politica, «ripropone[va] sempre la differenza tra i competenti (Sachverständigen)» – i soli che potevano «stendere il piano di lavoro» e «decidere nel merito di certe questioni» – e i «profani (Laien)» idonei solo ad «eseguirne gli ordini». Veniva, qui, propugnata, di fatto, una teoria della classe politica come superiorità del 'piccolo numero', ossia della minoranza organizzata e consapevole degli ‘esperti’ – i pianificatori della produzione sociale, i dirigenti del partito operaio – sulla 'massa' in grado di espletare soltanto compiti esecutivi. L’attenzione di Kautsky e di Bernstein – come quella di Max Weber e, soprattutto, di Robert Michels – si sarebbe concentrata sulle tendenze ‘oligarchiche’ alla formazione di un’«aristocrazia» e di una «burocrazia» all’interno stesso della socialdemocrazia. Proprio ai summenzionati brani kautskiani del 1891-1892 circa la missione storico-politica ed etico-pedagogica della «socialdemocrazia rivoluzionaria» – quella di diffondere il «nuovo vangelo» della "ecclesia militans" operaia circa la «terra promessa» dello «Stato del futuro» – occorre ricollegare le notazioni di Mosca, nel famoso capitolo settimo degli 'Elementi di scienza po­litica' dedicato a 'Chiese, partiti e sètte' (1895), su «la grande forza di propaganda» ideale, fideistico-profetica, della «democrazia sociale» moderna. I rilievi sociologico-politici di Mosca, formulati pochi anni prima del 'Revionismusstreit' tra Kautsky e Bernstein, preconizzavano magistralmente la gravità della ferita inferta dallo «scettismo» di alcuni capi socialisti alla appassionata dedizione della «folla dei proseliti» alla causa comune: a quel patrimonio prezioso del «partito miltante di classe» operaio che Kautsky identificava, nella sua replica del 1899 a Bernstein, nell’«entusiasmo rivoluzionario» delle masse. Nelle lettere di Kautsky a Bernstein del 1898 emergeva tutta la delusione e il disappunto dell’ideologo della SPD per la ‘defezione’ di colui che era stato, oltreché amico carissimo e collaboratore prezioso, «un padre della Chiesa» socialista tra i più prestigiosi.

Amato, S. (2008). La classe dominante in Kautsky e Bernstein (1890-1911). In Classe dominante, classe politica ed élites negli scrittori politici dell'Ottocento e del Novecento. A cura di Sergio Amato. Vol. I. (pp. 101-142). Firenze : Centro Editoriale Toscano.

La classe dominante in Kautsky e Bernstein (1890-1911)

AMATO, SERGIO
2008-01-01

Abstract

La presente ricerca ricostruisce gli elementi singolari di analogia tra il compito cruciale assegnato nel 1871-1874 da Treitschke al ceto dirigente statale prussiano-tedesco, a quel 'führender Stand' identificato nella 'élite' delle «teste più lucide della nazione tedesca», ed il ruolo strategico riconosciuto da Kautsky nel 1892 alla «élite proletaria» formata dalle «teste migliori della classe operaia». Pur nel contrasto profondo dei rispettivi universi metodico-concettuali e valoriali, tanto l’elitismo ‘aristocratico’ del primo quanto l’elitismo ‘democratico’ del secondo enfatizzavano la missione pedagogica fecondatrice di quel nucleo di ‘teste’ più ristretto, portatore di una visione ‘scientifica’ superiore del progresso etico-politico dell’umanità: l’educazione della ‘massa’ alla consapevolezza ‘attiva’ e ‘militante’, al senso generale, inizialmente irriflesso e confuso, del divenire storico-sociale. La potente sottolineatura treitschkiana della permanente «articolazione aristocratica della società connessa al matrimonio, alla proprietà» e alla «divisione del lavoro manuale e intellettuale» quale costante ineliminabile dell’intera «storia dell’umanità», portava il pensatore nazional-liberale tedesco a fornire, un decennio prima della 'Teorica dei governi' (1884) di Gaetano Mosca, un’efficace enunciazione del paradigma gerarchico-elitistico ‘classico’ della ‘dottrina della classe politica’: il dato ‘intramontabile’ del predominio sociale, politico e intellettuale di una minoranza, organizzata in "classe dominante", sulla rimanente massa, la «maggioranza degli uomini dedita agli scopi inferiori dell’economia, al lavoro pesante». Ebbene, anche il Kautsky del 1896 si sarebbe appellato alla «divisione del lavoro», la quale, tanto nell’ambito della «produzione sociale», quanto nell’«organizzazione di partito» e nella «lotta sociale» e politica, «ripropone[va] sempre la differenza tra i competenti (Sachverständigen)» – i soli che potevano «stendere il piano di lavoro» e «decidere nel merito di certe questioni» – e i «profani (Laien)» idonei solo ad «eseguirne gli ordini». Veniva, qui, propugnata, di fatto, una teoria della classe politica come superiorità del 'piccolo numero', ossia della minoranza organizzata e consapevole degli ‘esperti’ – i pianificatori della produzione sociale, i dirigenti del partito operaio – sulla 'massa' in grado di espletare soltanto compiti esecutivi. L’attenzione di Kautsky e di Bernstein – come quella di Max Weber e, soprattutto, di Robert Michels – si sarebbe concentrata sulle tendenze ‘oligarchiche’ alla formazione di un’«aristocrazia» e di una «burocrazia» all’interno stesso della socialdemocrazia. Proprio ai summenzionati brani kautskiani del 1891-1892 circa la missione storico-politica ed etico-pedagogica della «socialdemocrazia rivoluzionaria» – quella di diffondere il «nuovo vangelo» della "ecclesia militans" operaia circa la «terra promessa» dello «Stato del futuro» – occorre ricollegare le notazioni di Mosca, nel famoso capitolo settimo degli 'Elementi di scienza po­litica' dedicato a 'Chiese, partiti e sètte' (1895), su «la grande forza di propaganda» ideale, fideistico-profetica, della «democrazia sociale» moderna. I rilievi sociologico-politici di Mosca, formulati pochi anni prima del 'Revionismusstreit' tra Kautsky e Bernstein, preconizzavano magistralmente la gravità della ferita inferta dallo «scettismo» di alcuni capi socialisti alla appassionata dedizione della «folla dei proseliti» alla causa comune: a quel patrimonio prezioso del «partito miltante di classe» operaio che Kautsky identificava, nella sua replica del 1899 a Bernstein, nell’«entusiasmo rivoluzionario» delle masse. Nelle lettere di Kautsky a Bernstein del 1898 emergeva tutta la delusione e il disappunto dell’ideologo della SPD per la ‘defezione’ di colui che era stato, oltreché amico carissimo e collaboratore prezioso, «un padre della Chiesa» socialista tra i più prestigiosi.
9788879572750
Amato, S. (2008). La classe dominante in Kautsky e Bernstein (1890-1911). In Classe dominante, classe politica ed élites negli scrittori politici dell'Ottocento e del Novecento. A cura di Sergio Amato. Vol. I. (pp. 101-142). Firenze : Centro Editoriale Toscano.
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