Se sia legittimo annoverare Antoni Tari (1809-1884) tra gli hegeliani di Napoli è uno dei punti focali di questa indagine sul suo pensiero e l'attenzione ad esso riservata da Benedetto Croce sulle pagine de «La Critica» tra il 1906 e il 1934. Tari non risparmiò critiche all’estetica di Hegel in varie occasioni. Esse sono qui considerate a partire dalla Prolusione al suo corso di estetica all’Università di Napoli nel 1861. Un discorso per vari versi memorabile che nell’ultimo capitolo di questo studio viene esaminato in un confronto critico con le Prolusioni pronunciate a pochi giorni di distanza l’una dall’altra nel novembre 1861 da Luigi Palmieri e Bertrando Spaventa. Quanto all’estetica di Tari, che un linguaggio oscuro e ridondante ha ingiustamente penalizzato, si deve certo tener conto del giudizio di Croce, che si trattò di un’«estetica metafisica alla tedesca», ma uno scavo negli scritti tariani permette di percorrere anche altre strade, come quella qui suggerita di intravedere nell’estetica di Tari il tentativo di elaborare una dottrina metafisica ancorata però al fenomeno, capace cioè di cogliere nel fenomeno il fondamento a posteriori di un’“ulteriorità” metafisica. Il terzo punto preso in esame riguarda la ricezione critica di Tari in Croce e Gentile. E si avanza l’ipotesi che il giudizio dei due pensatori abbia compromesso, al loro tempo ma anche successivamente, la possibilità di riconoscere in Tari il formulatore di una “via” per il pensiero italiano, intermedia tra l’adesione a una tradizione italica di vetusta e contestata memoria, e quella ben più rassicurante, alle linee carismatiche del pensiero continentale europeo, e tedesco in particolare. Una nota bio-bibliografica su Antonio Tari correda questo studio in dieci capitoli.

Solitario, F. (1998). Antonio Tari nella "Critica" di Benedetto Croce. Contributo per un recupero.. MILANO : PROMETHEUS Editrice.

Antonio Tari nella "Critica" di Benedetto Croce. Contributo per un recupero.

SOLITARIO, FRANCESCO
1998-01-01

Abstract

Se sia legittimo annoverare Antoni Tari (1809-1884) tra gli hegeliani di Napoli è uno dei punti focali di questa indagine sul suo pensiero e l'attenzione ad esso riservata da Benedetto Croce sulle pagine de «La Critica» tra il 1906 e il 1934. Tari non risparmiò critiche all’estetica di Hegel in varie occasioni. Esse sono qui considerate a partire dalla Prolusione al suo corso di estetica all’Università di Napoli nel 1861. Un discorso per vari versi memorabile che nell’ultimo capitolo di questo studio viene esaminato in un confronto critico con le Prolusioni pronunciate a pochi giorni di distanza l’una dall’altra nel novembre 1861 da Luigi Palmieri e Bertrando Spaventa. Quanto all’estetica di Tari, che un linguaggio oscuro e ridondante ha ingiustamente penalizzato, si deve certo tener conto del giudizio di Croce, che si trattò di un’«estetica metafisica alla tedesca», ma uno scavo negli scritti tariani permette di percorrere anche altre strade, come quella qui suggerita di intravedere nell’estetica di Tari il tentativo di elaborare una dottrina metafisica ancorata però al fenomeno, capace cioè di cogliere nel fenomeno il fondamento a posteriori di un’“ulteriorità” metafisica. Il terzo punto preso in esame riguarda la ricezione critica di Tari in Croce e Gentile. E si avanza l’ipotesi che il giudizio dei due pensatori abbia compromesso, al loro tempo ma anche successivamente, la possibilità di riconoscere in Tari il formulatore di una “via” per il pensiero italiano, intermedia tra l’adesione a una tradizione italica di vetusta e contestata memoria, e quella ben più rassicurante, alle linee carismatiche del pensiero continentale europeo, e tedesco in particolare. Una nota bio-bibliografica su Antonio Tari correda questo studio in dieci capitoli.
9788882200671
Solitario, F. (1998). Antonio Tari nella "Critica" di Benedetto Croce. Contributo per un recupero.. MILANO : PROMETHEUS Editrice.
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