Il contributo indaga l'eredità ideologica di Bisanzio negli Stati dell'età moderna e contemporanea. Naufragato il progetto – promosso da Bessarione e da Pio II e imperniato sulla figura di Tommaso Paleologo – di una rifondazione della basileia in Morea, secondo la nuova e ristretta formula statale ideata da Gemisto Pletone e dalla Scuola di Mistrà, e fallito con esso il piano di "salvataggio occidentale" del titulus costantiniano, il matrimonio – orchestrato da Bessarione – tra la figlia maggiore di Tommaso, Zoe Paleologina, e Ivan III di Russia segnò il passaggio dell'eredità propriamente dinastica dell'impero ortodosso da Bisanzio a Mosca, la Terza Roma; il che determinò una prima e quasi diretta assimilazione del suo lascito non solo culturale e ideologico (anzitutto la dottrina dell'autocrazia di diritto divino), ma anche politico-amministrativo (a partire dalla riorganizzazione, effettuata da Ivan IV, dell'amministrazione imperiale secondo i princìpi dello statalismo centralista bizantino) da parte dell’impero zarista. Un secolo dopo Ivan Groznij e molto più a occidente, nella Francia del XVII secolo, la riscoperta dell'eredità di Bisanzio negli studi e nella riflessione degli eruditi diede luogo a una riattualizzazione della basileia di diritto divino in quella figura di “re-sole” – eredità della monarchia ellenistica nell’ideologia politica bizantina dei primi secoli ma ancora riaffiorante in modo esplicito, al crepuscolo dell’impero, nei versi bessarionei dedicati a Manuele II Paleologo – che è posta ora al centro della moderna monarchia assoluta (la cui specifica teorizzazione sarà compiuta, a fine Seicento, da Jean Domat). Già all'epoca di Luigi XIV può dunque collocarsi la nascita della bizantinistica in Francia, con la prima opera di classificazione ed edizione delle fonti storiografiche bizantine (il «Corpus del Louvre») patrocinata da Colbert e con gli scritti e le riflessioni di Du Cange. La Francia del Seicento fu inoltre la prima, nell’Europa occidentale, a elaborare un'estetica bizantina, connessa alla grandeur della monarchia assoluta: nella ripresa della grande tradizione cerimoniale della corte costantinopolitana si espresse un vero e proprio transfert Costantinopoli-Versailles. All’inizio del XIX secolo, dopo il Congresso di Vienna, la fiaccola passò alla monarchia di una nazione in ascesa, la Prussia, e parallelamente il Corpus del Louvre trovò continuazione nel Corpus di Bonn. Ulteriori revival di Bisanzio scandiranno il secondo Ottocento europeo, tra Ludwig II di Baviera e Napoleone III, con sempre minore, tuttavia, vitalità politica, per arrivare a quella Francia fin-de-siècle, dove ogni genuina memoria della tradizione statale bizantina verrà obliterata o mistificata e si formerà l'immagine stereotipa di una Bisanzio come decadenza infinitamente protratta, vacuo regno di effeminati intrighi. Mai estinta invece nell’impero zarista, l’eredità bizantina troverà la più importante attualizzazione politica nel filobizantinismo dell’autocrate novecentesco Stalin, che promuoverà gli studi di bizantinistica ed esalterà il modello autocratico sussunto da Ivan Groznij; la concezione e l'estetica del potere bizantino vedranno così la loro più compiuta rielaborazione nell’opera cinematografica di Ejzenstejn (Ivan Groznij e Ivan Groznij II ovvero La congiura dei Boiari), dove la ricostruzione storica rivela allusioni contemporanee, omaggio e al contempo autenticamente bizantina Kaiserkritik al governo stalinista. This contribution investigates the legacy of Byzantium in modern and contemporary nations. After the dual failure of the project - promoted by Bessarion and Pius II and planned around the figure of Thomas Palaeologos - to re-establish the basileia in Morea, according to the new concise formula created by Gemistus Pletho and the School of Mystras - and of the plan to save the titulus of Constantine in the West, the marriage orchestrated by Bessarion between Thomas’ eldest daughter Zoe Palaeologina and Ivan III of Russia marked the passing of the strictly dynastic legacy of the orthodox empire of Byzantium to Moscow, the third Rome. This determined a first and almost direct assimilation of Byzantium’s legacy – not only cultural and ideological (above all, the doctrine of divine right autocracy), but also political-administrative (starting from Ivan IV’s reorganisation of the imperial administration along the principles of Byzantium centralist statism) - by the Tsarist empire. A century after Ivan the Terrible and much further west in 17th century France, the rediscovery of the legacy of Byzantium in scholarly thought and erudition gave rise to a revival or “modernisation” of the divine right basileia in the figure of the “Sun King” – an inheritance of Hellenistic monarchy in the first centuries of Byzantine political ideology that was still emerging clearly when the empire was waning in Bessarion’s verses dedicated to Manuel II Palaeologos – now placed at the centre of modern absolute monarchy as Jean Domat would theorise succinctly at the end of the same century. Already at the time of Louis XIV, therefore, we can date the birth of Byzantine studies in France with the first work of classification and editing of Byzantine historiographical sources (the Louvre Corpus) financed by Colbert and with Du Cange’s writings and reflections. Furthermore, seventeenth century France was the first country in western Europe to develop a Byzantine aesthetic connected to the grandeur of absolute monarchy: an authentic Constantinople-Versailles transference found expression in the revival of the great tradition of Constantinopolitan court protocol. After the Congress of Vienna at the beginning of the 19th century, the torch passed to the monarchy of a nation on the rise, Prussia, and in parallel fashion, the Louvre Corpus found continuity in the Bonn Corpus. Further revivals of Byzantium would mark the second half of the 19th century in Europe - between Ludwig II of Bavaria and Napoleon III – with increasingly less political vitality until fin-de-siècle France when every authentic memory of the Byzantine statist tradition would be obliterated or mystified and the stereotyped image of Byzantium as cypher of protracted decadence and vacuous kingdom of effeminate intrigue would form. However, never extinct in the Tsarist empire, the Byzantine legacy would find its most important modern political realisation in the philo-Byzantinism of the twentieth century autocrat Joseph Stalin, who would promote Byzantine studies and exalt the autocratic model subsumed from Ivan Grozny. The Byzantine concept of power and aesthetics would thus see their most complete re-elaboration in the cinema of Eisenstein (Ivan the Terrible and Ivan the Terrible II: the Boyars’ Plot), in which the historical reconstruction contains contemporary allusions, a homage and, at the same time, an authentic Byzantine Kaiserkritik of the Stalinist government.

Ronchey, S. (2005). Bisanzio Continuata. Presupposti ideologici dell'attualizzazione di Bisanzio nell'età moderna. In La cultura bizantina (in Lo spazio letterario del medioevo) (pp. 691-727). Roma : Salerno.

Bisanzio Continuata. Presupposti ideologici dell'attualizzazione di Bisanzio nell'età moderna

RONCHEY, SILVIA
2005-01-01

Abstract

Il contributo indaga l'eredità ideologica di Bisanzio negli Stati dell'età moderna e contemporanea. Naufragato il progetto – promosso da Bessarione e da Pio II e imperniato sulla figura di Tommaso Paleologo – di una rifondazione della basileia in Morea, secondo la nuova e ristretta formula statale ideata da Gemisto Pletone e dalla Scuola di Mistrà, e fallito con esso il piano di "salvataggio occidentale" del titulus costantiniano, il matrimonio – orchestrato da Bessarione – tra la figlia maggiore di Tommaso, Zoe Paleologina, e Ivan III di Russia segnò il passaggio dell'eredità propriamente dinastica dell'impero ortodosso da Bisanzio a Mosca, la Terza Roma; il che determinò una prima e quasi diretta assimilazione del suo lascito non solo culturale e ideologico (anzitutto la dottrina dell'autocrazia di diritto divino), ma anche politico-amministrativo (a partire dalla riorganizzazione, effettuata da Ivan IV, dell'amministrazione imperiale secondo i princìpi dello statalismo centralista bizantino) da parte dell’impero zarista. Un secolo dopo Ivan Groznij e molto più a occidente, nella Francia del XVII secolo, la riscoperta dell'eredità di Bisanzio negli studi e nella riflessione degli eruditi diede luogo a una riattualizzazione della basileia di diritto divino in quella figura di “re-sole” – eredità della monarchia ellenistica nell’ideologia politica bizantina dei primi secoli ma ancora riaffiorante in modo esplicito, al crepuscolo dell’impero, nei versi bessarionei dedicati a Manuele II Paleologo – che è posta ora al centro della moderna monarchia assoluta (la cui specifica teorizzazione sarà compiuta, a fine Seicento, da Jean Domat). Già all'epoca di Luigi XIV può dunque collocarsi la nascita della bizantinistica in Francia, con la prima opera di classificazione ed edizione delle fonti storiografiche bizantine (il «Corpus del Louvre») patrocinata da Colbert e con gli scritti e le riflessioni di Du Cange. La Francia del Seicento fu inoltre la prima, nell’Europa occidentale, a elaborare un'estetica bizantina, connessa alla grandeur della monarchia assoluta: nella ripresa della grande tradizione cerimoniale della corte costantinopolitana si espresse un vero e proprio transfert Costantinopoli-Versailles. All’inizio del XIX secolo, dopo il Congresso di Vienna, la fiaccola passò alla monarchia di una nazione in ascesa, la Prussia, e parallelamente il Corpus del Louvre trovò continuazione nel Corpus di Bonn. Ulteriori revival di Bisanzio scandiranno il secondo Ottocento europeo, tra Ludwig II di Baviera e Napoleone III, con sempre minore, tuttavia, vitalità politica, per arrivare a quella Francia fin-de-siècle, dove ogni genuina memoria della tradizione statale bizantina verrà obliterata o mistificata e si formerà l'immagine stereotipa di una Bisanzio come decadenza infinitamente protratta, vacuo regno di effeminati intrighi. Mai estinta invece nell’impero zarista, l’eredità bizantina troverà la più importante attualizzazione politica nel filobizantinismo dell’autocrate novecentesco Stalin, che promuoverà gli studi di bizantinistica ed esalterà il modello autocratico sussunto da Ivan Groznij; la concezione e l'estetica del potere bizantino vedranno così la loro più compiuta rielaborazione nell’opera cinematografica di Ejzenstejn (Ivan Groznij e Ivan Groznij II ovvero La congiura dei Boiari), dove la ricostruzione storica rivela allusioni contemporanee, omaggio e al contempo autenticamente bizantina Kaiserkritik al governo stalinista. This contribution investigates the legacy of Byzantium in modern and contemporary nations. After the dual failure of the project - promoted by Bessarion and Pius II and planned around the figure of Thomas Palaeologos - to re-establish the basileia in Morea, according to the new concise formula created by Gemistus Pletho and the School of Mystras - and of the plan to save the titulus of Constantine in the West, the marriage orchestrated by Bessarion between Thomas’ eldest daughter Zoe Palaeologina and Ivan III of Russia marked the passing of the strictly dynastic legacy of the orthodox empire of Byzantium to Moscow, the third Rome. This determined a first and almost direct assimilation of Byzantium’s legacy – not only cultural and ideological (above all, the doctrine of divine right autocracy), but also political-administrative (starting from Ivan IV’s reorganisation of the imperial administration along the principles of Byzantium centralist statism) - by the Tsarist empire. A century after Ivan the Terrible and much further west in 17th century France, the rediscovery of the legacy of Byzantium in scholarly thought and erudition gave rise to a revival or “modernisation” of the divine right basileia in the figure of the “Sun King” – an inheritance of Hellenistic monarchy in the first centuries of Byzantine political ideology that was still emerging clearly when the empire was waning in Bessarion’s verses dedicated to Manuel II Palaeologos – now placed at the centre of modern absolute monarchy as Jean Domat would theorise succinctly at the end of the same century. Already at the time of Louis XIV, therefore, we can date the birth of Byzantine studies in France with the first work of classification and editing of Byzantine historiographical sources (the Louvre Corpus) financed by Colbert and with Du Cange’s writings and reflections. Furthermore, seventeenth century France was the first country in western Europe to develop a Byzantine aesthetic connected to the grandeur of absolute monarchy: an authentic Constantinople-Versailles transference found expression in the revival of the great tradition of Constantinopolitan court protocol. After the Congress of Vienna at the beginning of the 19th century, the torch passed to the monarchy of a nation on the rise, Prussia, and in parallel fashion, the Louvre Corpus found continuity in the Bonn Corpus. Further revivals of Byzantium would mark the second half of the 19th century in Europe - between Ludwig II of Bavaria and Napoleon III – with increasingly less political vitality until fin-de-siècle France when every authentic memory of the Byzantine statist tradition would be obliterated or mystified and the stereotyped image of Byzantium as cypher of protracted decadence and vacuous kingdom of effeminate intrigue would form. However, never extinct in the Tsarist empire, the Byzantine legacy would find its most important modern political realisation in the philo-Byzantinism of the twentieth century autocrat Joseph Stalin, who would promote Byzantine studies and exalt the autocratic model subsumed from Ivan Grozny. The Byzantine concept of power and aesthetics would thus see their most complete re-elaboration in the cinema of Eisenstein (Ivan the Terrible and Ivan the Terrible II: the Boyars’ Plot), in which the historical reconstruction contains contemporary allusions, a homage and, at the same time, an authentic Byzantine Kaiserkritik of the Stalinist government.
2005
8884024560
Ronchey, S. (2005). Bisanzio Continuata. Presupposti ideologici dell'attualizzazione di Bisanzio nell'età moderna. In La cultura bizantina (in Lo spazio letterario del medioevo) (pp. 691-727). Roma : Salerno.
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