Nell’ultimo decennio, l’inciviltà politica si è trasformata da eccezione a norma, da incidente di percorso a strategia deliberata. Contrariamente a quanto si potrebbe immaginare, la tendenza a demonizzare gli avversari, a utilizzare epiteti offensivi e sprezzanti, a delegittimare le istituzioni e a fomentare la polarizzazione raramente ha comportato conseguenze negative per i suoi protagonisti. Il caso più emblematico è certamente quello di Donald Trump che, diventato famoso in tutto il mondo come “Insulter-in-Chief” per i suoi comportamenti provocatori, incivili e divisivi, è stato sorprendentemente rieletto Presidente degli Stati Uniti nel 2024, dimostrando come un certo tipo di aggressività possa risuonare presso ampie fasce dell’elettorato. Ma il fenomeno è globale. La retorica polarizzante di Jair Bolsonaro in Brasile, gli attacchi ad hominem dell’ultraliberale argentino Javier Milei, lo stile provocatorio di Santiago Abascal in Spagna o di Geert Wilders in Olanda dimostrano come siano molti i leader che ricorrono abitualmente a linguaggi offensivi e toni sprezzanti, modificando profondamente i parametri della comunicazione politica e i confini di ciò che è considerato accettabile nel dibattito pubblico. Senza dimenticare, poi, i codici discorsivi dell’estrema destra tedesca di Alternative für Deutschland (AfD), intrisi di ostilità verso le minoranze e le istituzioni democratiche o le campagne divisive dell’ultraconservatore francese Eric Zemmour, già condannato per incitamento all’odio. Facendo leva sui sentimenti di rabbia e risentimento dei cittadini e presentandosi come autentici portavoce delle istanze popolari, questi soggetti rappresentano una dimostrazione chiara di come l’inciviltà politica sia diventata oggi uno strumento chiave per catturare l’attenzione e imporsi nel dibattito pubblico. Considerata la portata di questa tendenza, diventa essenziale comprendere quali siano le implicazioni della “normalizzazione” dell’inciviltà per la democrazia. Questa preoccupazione nasce dal timore che, con il passare del tempo, la crescita di questo fenomeno possa erodere le basi del dibattito pubblico e rendere più difficile il confronto tra opinioni diverse, ovvero uno dei principi cardine della democrazia. D’altro canto, il disaccordo e il confronto tra posizioni differenti sono elementi essenziali per il funzionamento di un sistema democratico, perché è attraverso il dialogo con soggetti di diverso orientamento politico e vedute che i cittadini si formano le proprie idee su questioni di interesse pubblico e imparano a conoscere i punti di vista degli altri (Barber, 2003). Tuttavia, quando gli scambi sono dominati da toni aggressivi, attacchi personali e mancanza di rispetto reciproco, diventa più complesso sviluppare quel dialogo costruttivo che dovrebbe essere il perno della vita civile. In una sana dialettica democratica, il confronto dovrebbe servire non a rimarcare divisioni, ma a esplorare e creare punti di incontro (Dahl, 1971). Se questa dialettica viene compromessa dall’inciviltà dilagante, è l’essenza stessa della democrazia a essere messa a repentaglio. Non vi è dubbio, quindi, che il timore legato all’inciviltà politica nelle nostre società abbia una valenza profondamente politica, poiché investe le fondamenta della convivenza civile e del sistema rappresentativo. In questo quadro, analizzare come i cittadini percepiscano questo problema e cosa intendano per “inciviltà politica” può fornire una chiave di lettura utile per affrontare la questione. Partendo dall’idea che “in una democrazia, i normali cittadini - non solo le élite politiche o gli studiosi - sono arbitri cruciali di ciò che costituisce l’inciviltà” (Kenski et al., 2020, p. 796), abbiamo condotto una ricerca sulla percezione dell’inciviltà politica da parte dei cittadini italiani alla vigilia delle elezioni europee del 2024. Il periodo immediatamente precedente il voto per il rinnovo del Parlamento Europeo è sembrato il momento ideale per raccogliere le opinioni degli elettori su espressioni e comportamenti scorretti da parte dei candidati impegnati a conquistare l’attenzione dei media e il favore degli indecisi dell’ultimo minuto anche attraverso la messa in atto di comportamenti incivili.
Bentivegna, S., Rega, R. (2025). L’inciviltà politica: da eccezione a regola del gioco. In G. Boccia Artieri (a cura di), Democrazia ai margini: disinformazione e manipolazione dell'opinione pubblica nell'era digitale (pp. 273-285). Milano : Fondazione Giangiacomo Feltrinelli.
L’inciviltà politica: da eccezione a regola del gioco
Rossella Rega
2025-01-01
Abstract
Nell’ultimo decennio, l’inciviltà politica si è trasformata da eccezione a norma, da incidente di percorso a strategia deliberata. Contrariamente a quanto si potrebbe immaginare, la tendenza a demonizzare gli avversari, a utilizzare epiteti offensivi e sprezzanti, a delegittimare le istituzioni e a fomentare la polarizzazione raramente ha comportato conseguenze negative per i suoi protagonisti. Il caso più emblematico è certamente quello di Donald Trump che, diventato famoso in tutto il mondo come “Insulter-in-Chief” per i suoi comportamenti provocatori, incivili e divisivi, è stato sorprendentemente rieletto Presidente degli Stati Uniti nel 2024, dimostrando come un certo tipo di aggressività possa risuonare presso ampie fasce dell’elettorato. Ma il fenomeno è globale. La retorica polarizzante di Jair Bolsonaro in Brasile, gli attacchi ad hominem dell’ultraliberale argentino Javier Milei, lo stile provocatorio di Santiago Abascal in Spagna o di Geert Wilders in Olanda dimostrano come siano molti i leader che ricorrono abitualmente a linguaggi offensivi e toni sprezzanti, modificando profondamente i parametri della comunicazione politica e i confini di ciò che è considerato accettabile nel dibattito pubblico. Senza dimenticare, poi, i codici discorsivi dell’estrema destra tedesca di Alternative für Deutschland (AfD), intrisi di ostilità verso le minoranze e le istituzioni democratiche o le campagne divisive dell’ultraconservatore francese Eric Zemmour, già condannato per incitamento all’odio. Facendo leva sui sentimenti di rabbia e risentimento dei cittadini e presentandosi come autentici portavoce delle istanze popolari, questi soggetti rappresentano una dimostrazione chiara di come l’inciviltà politica sia diventata oggi uno strumento chiave per catturare l’attenzione e imporsi nel dibattito pubblico. Considerata la portata di questa tendenza, diventa essenziale comprendere quali siano le implicazioni della “normalizzazione” dell’inciviltà per la democrazia. Questa preoccupazione nasce dal timore che, con il passare del tempo, la crescita di questo fenomeno possa erodere le basi del dibattito pubblico e rendere più difficile il confronto tra opinioni diverse, ovvero uno dei principi cardine della democrazia. D’altro canto, il disaccordo e il confronto tra posizioni differenti sono elementi essenziali per il funzionamento di un sistema democratico, perché è attraverso il dialogo con soggetti di diverso orientamento politico e vedute che i cittadini si formano le proprie idee su questioni di interesse pubblico e imparano a conoscere i punti di vista degli altri (Barber, 2003). Tuttavia, quando gli scambi sono dominati da toni aggressivi, attacchi personali e mancanza di rispetto reciproco, diventa più complesso sviluppare quel dialogo costruttivo che dovrebbe essere il perno della vita civile. In una sana dialettica democratica, il confronto dovrebbe servire non a rimarcare divisioni, ma a esplorare e creare punti di incontro (Dahl, 1971). Se questa dialettica viene compromessa dall’inciviltà dilagante, è l’essenza stessa della democrazia a essere messa a repentaglio. Non vi è dubbio, quindi, che il timore legato all’inciviltà politica nelle nostre società abbia una valenza profondamente politica, poiché investe le fondamenta della convivenza civile e del sistema rappresentativo. In questo quadro, analizzare come i cittadini percepiscano questo problema e cosa intendano per “inciviltà politica” può fornire una chiave di lettura utile per affrontare la questione. Partendo dall’idea che “in una democrazia, i normali cittadini - non solo le élite politiche o gli studiosi - sono arbitri cruciali di ciò che costituisce l’inciviltà” (Kenski et al., 2020, p. 796), abbiamo condotto una ricerca sulla percezione dell’inciviltà politica da parte dei cittadini italiani alla vigilia delle elezioni europee del 2024. Il periodo immediatamente precedente il voto per il rinnovo del Parlamento Europeo è sembrato il momento ideale per raccogliere le opinioni degli elettori su espressioni e comportamenti scorretti da parte dei candidati impegnati a conquistare l’attenzione dei media e il favore degli indecisi dell’ultimo minuto anche attraverso la messa in atto di comportamenti incivili.| File | Dimensione | Formato | |
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