Perito agrimensore, giornalista, politico. Rimasto orfano da piccolo fu educato in istituzioni pubbliche. Studiò da geometra, per poi specializzarsi come perito-agrimensore. Libero professionista, lavorò nello studio del suocero, ing. Enea Cambi. Scrittore e pubblicista, nutriva una predilezione per le vicende storico-politiche. Il nome di F.A. Massetani è ricordato in maniera particolare per la monumentale opera “Dizionario Bibliografico degli Aretini Ricordevoli nelle Lettere, Scienze, Arti, Armi e Religione”. Numerose collaborazioni ad organi di stampa: “L’unione liberale” (era membro dell’omonima associazione), il “Clitumno”, il “Corriere Aretino”, la “Provincia di Arezzo”. Alla morte dell’avvocato Angiolo Ficai, che ne era stato il fondatore, Massetani assunse la proprietà e la direzione del “Corriere Aretino”. Successivamente preferì far cessare il “Corriere”, surrogandogli “La Provincia”. Insofferente alle critiche di chi lo accusava di essere filo-germanico (egli stesso dichiarava di voler “fare argine al bolscevismo invadente”), decise di chiudere il giornale agli inizi degli anni ’20. Insieme ad Alfredo Bennati è uno dei principali testimoni della vita civile del primo cinquantennio del secolo ad Arezzo. Polemista acceso ma equilibrato, amava autodefinirsi, si batté più volte in duello. Ricevette numerose querele, fra le quali quelle dell’on. Arturo Luzzatto, dell’on. Alberto Lapegna, dell’avv. G.F. Coselschi. I giornali da lui diretti - ricordava con l’orgoglio proprio del giornalismo dell’epoca -, nonostante fosse da considerarsi un moderato, erano stati ripetutamente censurati. Massetani fu nei consigli direttivi del Circolo “Sempre Avanti Savoia” e ai vertici della Federazione liberale- monarchica, segretario per molti anni e poi presidente. Fu alla guida anche di comitati elettorali, sostenendo - fra le altre - la candidatura dell’on. Lando Landucci. Consigliere provinciale per più anni e per circa dieci presente nella Deputazione, era stato candidato alle provinciali del 1914 nelle liste dell’Associazione liberale Cavour. Inizialmente neutralista, si convertì all’interventismo. Fu uno dei primi nazionalisti aretini, insieme all’amico Occhini, ed entrò nel fascismo. Negli anni trenta, critico verso il regime, amava definirsi fascista dormiente”. Fu molto attivo anche nell’associazionismo. Direttore della Società operaia Vittorio Emanuele II, fu protagonista della maggior parte delle istituzioni di Arezzo. Si riteneva orgoglioso di essere uno dei cinque promotori della Brigata degli Amici dei monumenti, associazione nella quale tenne la vice-presidenza del consiglio direttivo. L’autobiografia “La famiglia... non perfetta (vita mia e di altri)”, un volume che avrebbe dovuto essere il primo di una trilogia, è una sorta di spaccato, spesso polemico, della società e della classe dirigente locale dell’epoca. Molte pagine sono dedicate alle deprecate condizioni dell’Ospedale psichiatrico di Arezzo, presso il quale si era fatto ricoverare, a suo dire volontariamente. L'assassinio del Massetani costituì un evento di cronaca nera che interessò la stampa nazionale.

Garofoli, A. (2003). Massetani Federico Arturo. Perito agrimensore, giornalista, politico, 1-2.

Massetani Federico Arturo. Perito agrimensore, giornalista, politico

GAROFOLI, ALESSANDRO
2003

Abstract

Perito agrimensore, giornalista, politico. Rimasto orfano da piccolo fu educato in istituzioni pubbliche. Studiò da geometra, per poi specializzarsi come perito-agrimensore. Libero professionista, lavorò nello studio del suocero, ing. Enea Cambi. Scrittore e pubblicista, nutriva una predilezione per le vicende storico-politiche. Il nome di F.A. Massetani è ricordato in maniera particolare per la monumentale opera “Dizionario Bibliografico degli Aretini Ricordevoli nelle Lettere, Scienze, Arti, Armi e Religione”. Numerose collaborazioni ad organi di stampa: “L’unione liberale” (era membro dell’omonima associazione), il “Clitumno”, il “Corriere Aretino”, la “Provincia di Arezzo”. Alla morte dell’avvocato Angiolo Ficai, che ne era stato il fondatore, Massetani assunse la proprietà e la direzione del “Corriere Aretino”. Successivamente preferì far cessare il “Corriere”, surrogandogli “La Provincia”. Insofferente alle critiche di chi lo accusava di essere filo-germanico (egli stesso dichiarava di voler “fare argine al bolscevismo invadente”), decise di chiudere il giornale agli inizi degli anni ’20. Insieme ad Alfredo Bennati è uno dei principali testimoni della vita civile del primo cinquantennio del secolo ad Arezzo. Polemista acceso ma equilibrato, amava autodefinirsi, si batté più volte in duello. Ricevette numerose querele, fra le quali quelle dell’on. Arturo Luzzatto, dell’on. Alberto Lapegna, dell’avv. G.F. Coselschi. I giornali da lui diretti - ricordava con l’orgoglio proprio del giornalismo dell’epoca -, nonostante fosse da considerarsi un moderato, erano stati ripetutamente censurati. Massetani fu nei consigli direttivi del Circolo “Sempre Avanti Savoia” e ai vertici della Federazione liberale- monarchica, segretario per molti anni e poi presidente. Fu alla guida anche di comitati elettorali, sostenendo - fra le altre - la candidatura dell’on. Lando Landucci. Consigliere provinciale per più anni e per circa dieci presente nella Deputazione, era stato candidato alle provinciali del 1914 nelle liste dell’Associazione liberale Cavour. Inizialmente neutralista, si convertì all’interventismo. Fu uno dei primi nazionalisti aretini, insieme all’amico Occhini, ed entrò nel fascismo. Negli anni trenta, critico verso il regime, amava definirsi fascista dormiente”. Fu molto attivo anche nell’associazionismo. Direttore della Società operaia Vittorio Emanuele II, fu protagonista della maggior parte delle istituzioni di Arezzo. Si riteneva orgoglioso di essere uno dei cinque promotori della Brigata degli Amici dei monumenti, associazione nella quale tenne la vice-presidenza del consiglio direttivo. L’autobiografia “La famiglia... non perfetta (vita mia e di altri)”, un volume che avrebbe dovuto essere il primo di una trilogia, è una sorta di spaccato, spesso polemico, della società e della classe dirigente locale dell’epoca. Molte pagine sono dedicate alle deprecate condizioni dell’Ospedale psichiatrico di Arezzo, presso il quale si era fatto ricoverare, a suo dire volontariamente. L'assassinio del Massetani costituì un evento di cronaca nera che interessò la stampa nazionale.
File in questo prodotto:
Non ci sono file associati a questo prodotto.

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11365/1031893