Grazie all'avvento dei mass media, la comunicazione è divenuta una caratteristica sempre più distintiva dell'epoca attuale, al punto che molti autori hanno coniato il termine "società della comunicazione". Oltre al grande sviluppo dei media e della ricerca scientifica ad essi relativa, ha avuto luogo negli ultimi decenni anche una considerevole evoluzione nel campo della comunicazione interpersonale, principalmente a seguito del profondo mutamento sociale e culturale innescatosi a partire dagli anni '60. Anche la ricerca scientifica sulla comunicazione e le relazioni interpersonali ha conseguito rilevanti progressi, sia grazie a studi e ricerche in campo socio-psico-antropologico, sia grazie ad esperienze cliniche e terapeutiche, sia infine grazie al diffondersi dei percorsi di empowerment e sviluppo del potenziale umano, caratterizzati da approcci interdisciplinari ed olistici. Ciò nonostante, questo secondo fronte evolutivo è rimasto, per vari motivi, in secondo piano nella percezione collettiva, al punto che, quando si parla di comunicazione, si pensa ormai prevalentemente ai media, quasi ignorando l'ambito interpersonale, che pure è molto, molto importante per il benessere individuale e collettivo. L’autore evidenzia in proposito una grave lacuna educativa della famiglia e del sistema scolastico e universitario: la prima non ha spesso né la sensibilità per cogliere il problema né le capacità per affrontarlo; la seconda potrebbe avere (o trovare) le capacità ma sembra assai lontana dalla sensibilità; l'università avrebbe entrambi i requisiti, almeno in certi settori, ma solo da poco ha concesso spazio ai temi della comunicazione, e comunque circoscritto alle comunicazioni di massa. Solo da poco sono nati in Italia i corsi di laurea in Scienze della comunicazione, e per ora si sono incentrati esclusivamente sui media e sulle professioni legate ad essi. Anche nei corsi di laurea in psicologia, sociologia, scienze della formazione e dell’educazione, che pure dovrebbero dedicare ampio spazio alla comunicazione interpersonale e alle relazioni con gli altri, esse vengono trattate per lo più marginalmente. Dato che il titolo di questo saggio riguarda esplicitamente la scuola, potrebbe sembrare gratuito l’evidenziare la scarsa sensibilità dell’università per i temi della comunicazione e delle relazioni interpersonali, ma c’è invece uno stretto nesso tra i due fenomeni in quanto è l’università a formare gli insegnanti e dalle scelte formative operate dipende poi la sensibilità e la capacità di questi ultimi. Inoltre, alla stesura dei programmi ministeriali per la scuola contribuiscono anche vari docenti universitari, ed è necessario che loro per primi si rendano conto dell’importanza della educazione relazionale. Infine, se in un prossimo futuro la scuola decidesse di dare nei programmi il giusto peso alla educazione relazionale, non potrebbe che rivolgersi all’università per realizzare i necessari interventi di aggiornamento e formazione (ed è quindi indispensabile che fin d’ora l’università si attrezzi in tal senso). L’autore si sofferma quindi sulla pluralità delle intelligenze, seguendo i contributi di Gardner ed evidenzia che oltre ad insegnare agli studenti a parlare una o più lingue è possibile e auspicabile insegnargli ad usare consapevolmente i codici e i linguaggi della comunicazione non verbale, a saper osservare e capire le dinamiche relazionali che si svolgono "dietro le quinte", a comprendere le emozioni che si smuovono in noi e nell'altro, a riconoscere gli obbiettivi reali della comunicazione da quelli apparenti, a distinguere i ruoli e le maschere che vengono rappresentati da colui o colei che sta dietro quelle immagini. La scuola dà giustamente grande importanza alla competenza linguistica, ma essa si rivela un guscio vuoto se non è affiancata da una adeguata competenza comunicativa. Il saggio si conclude con una analisi sommaria delle cause di questa lacuna educativa e sulle possibili contromisure.

Cheli, E. (2003). Per una educazione dell’intelligenza relazionale nella scuola. In La comunicazione come antidoto ai conflitti. Dalle relazioni interpersonali alle dinamiche macrosociali. (pp. 243-251). Cagliari : Punto di fuga.

Per una educazione dell’intelligenza relazionale nella scuola

CHELI, ENRICO
2003-01-01

Abstract

Grazie all'avvento dei mass media, la comunicazione è divenuta una caratteristica sempre più distintiva dell'epoca attuale, al punto che molti autori hanno coniato il termine "società della comunicazione". Oltre al grande sviluppo dei media e della ricerca scientifica ad essi relativa, ha avuto luogo negli ultimi decenni anche una considerevole evoluzione nel campo della comunicazione interpersonale, principalmente a seguito del profondo mutamento sociale e culturale innescatosi a partire dagli anni '60. Anche la ricerca scientifica sulla comunicazione e le relazioni interpersonali ha conseguito rilevanti progressi, sia grazie a studi e ricerche in campo socio-psico-antropologico, sia grazie ad esperienze cliniche e terapeutiche, sia infine grazie al diffondersi dei percorsi di empowerment e sviluppo del potenziale umano, caratterizzati da approcci interdisciplinari ed olistici. Ciò nonostante, questo secondo fronte evolutivo è rimasto, per vari motivi, in secondo piano nella percezione collettiva, al punto che, quando si parla di comunicazione, si pensa ormai prevalentemente ai media, quasi ignorando l'ambito interpersonale, che pure è molto, molto importante per il benessere individuale e collettivo. L’autore evidenzia in proposito una grave lacuna educativa della famiglia e del sistema scolastico e universitario: la prima non ha spesso né la sensibilità per cogliere il problema né le capacità per affrontarlo; la seconda potrebbe avere (o trovare) le capacità ma sembra assai lontana dalla sensibilità; l'università avrebbe entrambi i requisiti, almeno in certi settori, ma solo da poco ha concesso spazio ai temi della comunicazione, e comunque circoscritto alle comunicazioni di massa. Solo da poco sono nati in Italia i corsi di laurea in Scienze della comunicazione, e per ora si sono incentrati esclusivamente sui media e sulle professioni legate ad essi. Anche nei corsi di laurea in psicologia, sociologia, scienze della formazione e dell’educazione, che pure dovrebbero dedicare ampio spazio alla comunicazione interpersonale e alle relazioni con gli altri, esse vengono trattate per lo più marginalmente. Dato che il titolo di questo saggio riguarda esplicitamente la scuola, potrebbe sembrare gratuito l’evidenziare la scarsa sensibilità dell’università per i temi della comunicazione e delle relazioni interpersonali, ma c’è invece uno stretto nesso tra i due fenomeni in quanto è l’università a formare gli insegnanti e dalle scelte formative operate dipende poi la sensibilità e la capacità di questi ultimi. Inoltre, alla stesura dei programmi ministeriali per la scuola contribuiscono anche vari docenti universitari, ed è necessario che loro per primi si rendano conto dell’importanza della educazione relazionale. Infine, se in un prossimo futuro la scuola decidesse di dare nei programmi il giusto peso alla educazione relazionale, non potrebbe che rivolgersi all’università per realizzare i necessari interventi di aggiornamento e formazione (ed è quindi indispensabile che fin d’ora l’università si attrezzi in tal senso). L’autore si sofferma quindi sulla pluralità delle intelligenze, seguendo i contributi di Gardner ed evidenzia che oltre ad insegnare agli studenti a parlare una o più lingue è possibile e auspicabile insegnargli ad usare consapevolmente i codici e i linguaggi della comunicazione non verbale, a saper osservare e capire le dinamiche relazionali che si svolgono "dietro le quinte", a comprendere le emozioni che si smuovono in noi e nell'altro, a riconoscere gli obbiettivi reali della comunicazione da quelli apparenti, a distinguere i ruoli e le maschere che vengono rappresentati da colui o colei che sta dietro quelle immagini. La scuola dà giustamente grande importanza alla competenza linguistica, ma essa si rivela un guscio vuoto se non è affiancata da una adeguata competenza comunicativa. Il saggio si conclude con una analisi sommaria delle cause di questa lacuna educativa e sulle possibili contromisure.
2003
9788887239218
Cheli, E. (2003). Per una educazione dell’intelligenza relazionale nella scuola. In La comunicazione come antidoto ai conflitti. Dalle relazioni interpersonali alle dinamiche macrosociali. (pp. 243-251). Cagliari : Punto di fuga.
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